Sociale: affido aiuto disagio famiglia giovani guida minori sanitario Sociale
by giuliana
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L’affido in Veneto
La Delibera di Giunta Regionale n. 1855/06 ha approvato e finanziato la realizzazione di un ampio progetto “Sostegno alla genitorialità sociale: interventi per lo sviluppo dell’affidamento familiare” con l’obiettivo di superare le differenze esistenti a livello regionale in riferimento al ricorso all’affido familiare rispetto all’inserimento in comunità e di sostenere e avviare in tutto il territorio regionale percorsi che possano portare alla realizzazione, il sostegno e il potenziamento dei Centri per l’affido e la Solidarietà familiare e attraverso la realizzazione, la diffusione e la validazione di linee guida regionali per l’affidamento familiare.
Oltre al sostegno allo sviluppo in ogni ambito territoriale Ulss di un Centro per l’affido e la Solidarietà familiare (Casf), il progetto ha previsto altre tre azioni:
la formazione degli operatori dei nascenti Centri;
il monitoraggio all’implementazione dei Centri;
l’elaborazione delle Linee Guida in un apposito gruppo di lavoro (Gruppo tecnico).
Sono state inoltre realizzate due micro-indagini attraverso l’elaborazione e la somministrazione di due schede di monitoraggio rivolte agli stessi responsabili, con lo scopo di evidenziare gli aspetti problematici del processo dell’affido e le buone pratiche già in essere.
Le indicazioni, i principi, le indicazioni operative emersi dall’elaborazione del materiale che via via si redigeva nei gruppi del percorso formativo e nel Gruppo di monitoraggio hanno consentito al Gruppo tecnico di elaborare il documento “Linee Guida 2008 per i Servizi Sociali e Socio Sanitari. L’affido familiare in Veneto. Cultura, orientamenti, responsabilità e buone pratiche per la gestione dei processi di affidamento familiare.” denominato “Linee Guida per l’affido” (Allegato A, parte integrante del presente documento)
Pertanto qui sotto vi allego il DGR 090 e il ben più importante allegato A ovvero “Linee Guida 2008 per i Servizi Sociali e Socio Sanitari. L’affido familiare in Veneto. Cultura, orientamenti, responsabilità e buone pratiche per la gestione dei processi di affidamento familiare”
Sociale: adolescenti aiuto cambiamento cooperativa innovativo narrativismo problemi sanitario Sociale soluzione struttura
by giuliana
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Un modello di cambiamento
Come promesso la settimana scorsa il dottor Michele Scala ha curato una riduzione dell’articolo pubblicato in due pezzi precedentemente. Per chi lo avesse trovato un po’ troppo “tecnico” e per chi invece vi si approccia per la prima volta, ne consiglio caldamente la lettura; la parola chiave che può introdurvelo è cambiamento:
Il NARRATIVISMO COME MODELLO OPERATIVO DI CAMBIAMENTO NEI SERVIZI SOCIO-SANITARI
Sintesi dell’articolo di ALia cooperativa Sociale
In questo articolo viene descritto una modalità operativa nuova di intervento psicologico a favore di minori istituzionalizzati.
Gli operatori Alia hanno come obbiettivo quello di costruire e definire un ruolo “altro” rispetto a quello di educatore. Il compito dell’operatore sociale è indirizzato a promuovere e porre le condizioni per il generarsi di nuovi discorsi sugli utenti nei diversi contesti, in modo da offrire immagini diverse ai loro occhi e a quelli dei loro interagenti. Perciò l’operatore non ha l’obiettivo di “educare” ma quello di “cambiare”. Si interviene perciò sui processi che generano e mantengono il discorso di “Utente dei servizi socio-sanitari”. Si assume che tale discorso sia costruito dalle voci narranti che partecipano allo stesso spazio dialogico (operatori e professionisti dell’ambito dei servizi socio-sanitari, ma anche parenti, amici, gente comune, ecc …). L’operatore che interviene nei servizi agisce sull’intero contesto in cui i discorsi sono praticati ponendosi l’obiettivo di incrinare i processi discorsivi “etichettanti” che vengono messi in atto e che mantengono il discorso “Utente dei servizi socio-sanitari”. L’operatore agisce come esperto della gestione strategica dell’interazione, utilizzando le modalità discorsive adottate dagli interagenti per andare a generare nuove descrizioni degli utenti.
Nei principi del lavoro d’equipe fatto all’interno della coopeativa Alia è quello di cercare continuamente strategie operative nuove, in modo da avere la possibilità di perseguire sempre il cambiamento.
L’ obiettivo generale dei progetti sopra citati è l’indipendenza dai servizi, ossia far sì che gli utenti non siano più oggetto di presa in carico da parte dei servizi tramite l’innesco di percorsi di de-istituzionalizzazione. Per far questo l’operatore utilizza strategicamente le risorse disponibili nella rete di relazioni degli utenti cioè degli attori che contribuiscono a costruire il loro percorso biografico.
Un’esemplificazione di quanto sopra si può ritrovare in un recente articolo intitolato “Un modello operativo di cambiamento nei servizi socio-sanitari” (Scala M., et all., 2006) a cura della cooperativa “Alia” in cui si descrive un processo di cambiamento rispetto ad un utente descritto, nel momento della presa in carico, con il discorso della “ragazza incapace con difficoltà di apprendimento tali da richiedere una possibile certificazione scolastica”. Tale descrizione risultava essere condivisa da tutti gli interlocutori significativi (assistente sociale, neuropsichiatria, insegnanti, genitori) e fatta propria dall’utente stessa.
L’équipe di lavoro ha quindi elaborato le strategie d’intervento volte a interferire su tale processo discorsivo in modo da generare un’identità differente in tutti gli interlocutori.
A titolo d’esempio viene riportato un intervento operativo.
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Interlocutori |
Resoconto |
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Operatore (O), Professore di fisica di A. (P) |
O: come procede A.? P: mah, ancora non ho avuto modo di valutare la ragazza nella mia materia, sono i primi mesi e lei è nuova, mi sembra che non partecipi tanto a lezione, io cerco di farle delle domande ma lei fa un pò di fatica O: ho capito, per quanto riguarda l’andamento scolastico non ha avuto ancora modo di valutare? P.: mah! No ancora no, mi sembra un pò lentina devo dire, secondo lei? O: Ho appena parlato con la prof. di matematica e mi ha detto che è tra le più brave della classe, ha 8 di media, c’è differenza tra fisica e matematica? P.: ah si? Ha 8 in matematica? O: si P.: mah! Allora dovrà ancora uscire O: ho capito, cosa consiglia di fare per la sua materia? P.: dovrebbe partecipare di più, fare domande O: va bene |
L’intervento dell’operatore modifica la teoria utilizzata dall’insegnante per descrivere A: da “fa fatica, lentina” a “dovrà ancora uscire”, ponendo l’insegnante stesso in una diversa posizione rispetto ad A: si passa infatti da una teoria sulle scarse capacità di A, che non consente alcuna modalità di intervento, alla proposta della strategia della maggiore partecipazione alle lezioni che invece implica la presenza di capacità.
L’efficacia dell’intervento si riassume nel cambiamento biografico dell’utente per cui si è passati da discorsi come “è scema”, “non ci arriva”, “è necessaria una certificazione per disturbi di apprendimento” a discorsi come “è un faro per la classe”, “il prossimo anno prendo la borsa di studio”, “mi voglio iscrivere all’Università” “ho otto di media in matematica” offrendo una prospettiva futura svincolata dal percorso istituzionale ed aperta a scelte più autonome.
Si può dire quindi che l’operatore è colui che, facendo anticipazioni rispetto alla portata generativa dei discorsi, interviene come strumento per la costruzione di percorsi altri da quelli che hanno consentito l’attivazione dei servizi. Creando nuovi discorsi in un tutti i contesti si fanno acquisire ai minori nuovi repertori narrativi, ossia nuove modalità di collocazione, descrizione e di autodefinizione.
Il fine ultimo è quello di evitare una presa in carico a lungo termine da parte dei Servizi, con sia grandi costi sociali per la collettività da un lato e una collaterale stabilizzazione della carriera di “diverso” dall’altro.
Dott. Michele Scala
Referente Alia Cooperativa sociale, via Matteotti 83 – Villafranca Padovana;
(cell. 349/7518934 email: scalami@libero.it)






