Un modello di cambiamento nei servizi socio-sanitari (1/2)

Oggi e per alcuni giorni pubblicherò del materiale fattomi pervenire dal Dottor Michele Scala i cui innovativi approcci, soprattutto ai giovani e giovanissimi con problemi hanno destato molta curiosità.

Oggi la prima parte dell’articolo.

da:Psicologia Psicoterapia e Salute, 2006, Vol. 12, No. 2, 55 – 79.

Un modello operativo di cambiamento nei servizi socio-sanitari

di Michele Scala, Sandro Niro, Silvia Volpato, Angelo Tesi, Andrea Perno, Rachele Sabatini, Sara Nardini, Monia Rigato, Monica Romenghi, Veronica Neglia, Cecilia Galligani1

Il presente articolo descrive un modello operativo d’intervento attuato dall’ équipe educativa per minori della cooperativa Alia di Villafranca Padovana che opera in una struttura di accoglienza dell’ente S.P.E.S. (Servizi alla Persona Educativi e Sociali) di Padova. Il lavoro svolto dall’équipe è stato indirizzato a promuovere e porre le condizioni per il generarsi di nuovi discorsi sugli utenti nei diversi contesti, in modo da offrire immagini diverse agli occhi dei ragazzi stessi e dei loro interagenti. Creare nuovi discorsi significa far acquisire ai minori nuovi repertori narrativi, ossia nuove modalità di collocazione, descrizione e di autodefinizione.

Introduzione

Nel presente paragrafo si illustrano gli assunti epistemologici che definiscono l’oggetto dell’intervento e che consentono di inquadrare la metodologia adottata dall’équipe operativa.

Dal punto di vista epistemologico, dunque, si fa riferimento al paradigma Narrativistico (Marhaba, S., 2004) avente come assunto fondamentale il discorso che, attraverso le trame narrative culturalmente e storicamente rese disponibili, genera una specifica configurazione di realtà. Si parlerà dunque del discorso “Utente dei servizi socio-sanitari” come oggetto dell’intervento che si andrà a illustrare nel presente articolo. Tale discorso è dialogicamente co-costruito dalle voci narranti attraverso le pratiche discorsive rese disponibili dalla specifica matrice culturale. In questo senso la realtà che il discorso “Utente dei servizi socio-sanitari” configura è generata non solo dalle pratiche discorsive more »

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2^parte del report sulla condizione delle famiglie con una persona disabile a carico(2/2)

Riprendendo il discorso interrotto ieri sull’inchiesta fatta tra le famiglie della zona di Chiampo, Arzignano, Cornedo e Nogarole continuo e finisco la pubblicazione dei dati rilevati dalla Cooperativa Sociale JOB MOSAICOEQUIPE ETERE per il CVS della Provincia di Vicenza e l’Associazione Gruppo dell’Amicizia.

L’indagine continua con una domanda importante ovvero:

Le richieste d’aiuto

Il 39% degli intervistati ha rsiposto che un aiuto esterno sarebbe utile sia per la persona disabile che per la familglia. Rilevante comunque è anche un 19% che sostiene che un aiuto del genere sia completamente inutile per la gestione della propria situazione familiare.

Il successivo dato mostra invece il numero delle ore settimanali per le quali gli intervistatiritengono che sarebbe utile un aiuto in casa. Come prima 1/5 degli intervistati dichiara di non avere bisogno di tale aiuto, mentre il 37% delle persone ritiene che un aiuto di qualche ora (tra 1 e 4 ore) alla settimana sarebbe sufficente.

La valutazione delle forme di aiuto

I colloqui quindicinali con uno psicologo specialista, i buoni solliveo per un inserimento pomeridiano in strutture per almeno 4 ore la settimana e i volontari pe la cura del disabile, hanno avuto valutazioni simili, tra il 6 e il 7. Decisamente più bassa è stata la valutazione rispetto algi aiuti dei volontari per la cura della casa, mentre una valutazione alta (più di 8)è stat data alle attività sportive/ricreative e di socilaizzazione tra coetanei per la persona disabile. Questo dato ci mostra come, probabilmente, sono state preferite le attività rivolte direttamente al miglioramento della qualità di vita della persona disabile, piuttosto delle forme di aiuto rivolte alla gestione della casa o al nucleo famigliare.

Un altro tema indagato riguarda i momenti della settimana e della giornat in cui si reputa che ciasc more »

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Report:La condizione delle famiglie con una persona disabile a carico(1/2)

Oggi vi propongo il Report che rientra nel progetto “Ore di sollievo” , iniziativa promossa dal CSV Provincia di Vicenza e Associazione Gruppo dell’Amicizia in collaborazione con Equipe EtereJob Mosaico coop. soc.

Per questioni di spazio che occupano i numerosi grafici qui presenti,dividerò il post in due tranche tra oggi e domani. Per vedere le cifre ingrandite basta cliccare sulle immagini. L’indagine si è svolta in due fasi: una prima di interviste a famiglie e operatori sociosanitari in modo da strutturare il questionario per le famiglie target. Nella seconda fase una ricerca delle famiglie per l’indagine; della settantina selezionate, sono stati raccolti 36 questionari compilati, sulla cui base sono stati elaborati i dati qui riportati.

Obiettivi dell’indagine:

Conoscere la situazione delle famiglie in cui è presente una persona con disabilità. Informazioni sulla gestione della vita famigliare, sui rapporti tra famiglia e reti sociali, parentali, di vicinato e con le istituzioni pubbliche.

Profilo degli intervistati:

36 questionari compilati. La distribuzione delle provenienze che vedetene grafico qui sotto è da dividersi tra i paesi di Arzignano, Chiampo, Nogarole Vicentino e Cornedo Vicentino.

La maggior parte degli intervistati vive nell’attuale comune da oltre 40 anni, molti da tutta una vita. Si nota che una percentuale rilevante (il 20%), tuttavia, vive nell’attuale comune di residenza da oltre 10 anni ma da meno di 20

Oltre il 50% dei nuclei familiari considerati è composto da almeno 4 persone, I casi di nuclei composti solo da 2 persone (la persona disabile e chi se ne prende cura) sono,comunque, l’11%.

L’età media è di 53 anni, mentre quella delle persone disabili è di 25. Dall’indagne risulta che more »

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