A Venezia ci sei tu

Riprendendo il tema dell’innovativa strategia di integrazione tra bambini udenti e non udenti del progetto ludoteca “L’albero segnante”, pubblichiamo gli ottimi risultati dei primi mesi di sperimentazione.Relazione finale progetto 2007/2008

La Ludoteca L’Albero Segnante

Introduzione

La relazione che presentiamo riporta il percorso educativo-creativo del progetto L’Albero Segnante da gennaio 2008 a maggio 2008 presso la biblioteca comunale di Solesino. Essa è stata strutturata in modo da definire gli obiettivi del lavoro, le strategie utilizzate, i risultati ottenuti e i punti critici rilevati dagli operatori, ed infine la descrizione delle possibili linee di intervento per il futuro.
Obiettivo del progetto
L’obiettivo generale del progetto è stato quello di favorire l’integrazione dei bambini sordi nella comunità stimolando sia l’apprendimento della lingua dei segni nei bambini udenti, sia aumentando le competenze comunicative dei bambini sordi.

Strategie
In modo da favorire l’integrazione tra bambini sordi e udenti si è creato un laboratorio linguistico creativo-educativo usando la lingua dei segni. Le attività che sono state attivate sono le seguenti:
· Racconti di storie per ampliare la competenza linguistica, la com Read more… »

Ludoteca “L’Albero Segnante”

Introduzione

Il presente progetto nasce dal lavoro fatto dal dott. Michele Scala e dall’insegnante dott.ssa Marica Bassan nella scuola dell’Infanzia E.Rizzato di Solesino con un bambino sordo e continuato con l’apertura della Ludoteca L’Albero Segnante a gennaio del 2008.
L’obiettivo generale del progetto è quello di favorire l’integrazione dei bambini non udenti nella comunità stimolando sia l’apprendimento della lingua dei segni nei bambini udenti e sia aumentando le competenze comunicative dei bambini sordi.
Un esempio di come la lingua dei segni possa essere utilizzata a pieno titolo nelle comunità di udenti è rappresentato dalla scuola di Cossato, in Provincia di Biella, in cui da molti anni è in corso una sperimentazione che prevede il modello di educazione bilingue (Italiano parlato e scritto e lingua dei segni). Dai primi 4 alunni sordi inseriti nella scuola oggi si è arrivati a 20.
Il motivo del costruire una Ludoteca dove è utilizzato il bilinguismo è dato dal fatto che è importante per una completa integrazione dei bambini sordi che si crei una cultura della diversità che può arricchire tutti anche fuori dal contesto scolastico.
La Ludoteca “L’Albero Segnante” vuole essere un luogo d’aggregazione di bambini sordi e udenti per facilitare la comunicazione tra coetanei e tra genitori e figli, ed intende avviare lo scambio interculturale tra sordi e udenti. All’interno della Ludoteca i bambini possono scegliere se giocare liberamente o partecipare alle
attività proposte dagli educatori, come i giochi di società e la visione di film e documentari, i laboratori espressivi di movimento e dramm Read more… »

Durante il nostro piccolo viaggio attraverso il web per capire come viene affronatata la questione della disabilità all’estero, mi sono imbattuta in un articolo riguardo Best Buddies International una associazione non profit fondata nel 1989 nientemeno che da Antony Kennedy, ultimo rampollo della famiglia più famosa degli Stati Uniti, la cui madre Eunice è stata la prima organizzatrice delle Olimpiadi per disabili.

Un ottimo biglietto da visita per un sistema di aiuto semplice quanto efficace: si tratta infatti di affiancare ai disabili mentali un “amico” che ne sviluppi le capacità di relazione one-to-one. Al momento Best Buddies si occupa di questo per 350mila disabili negli Stati Uniti e in altri 40 Paesi del mondo e molto presto arriverà anche in Italia.

Nell’intervista che ho letto mi ha particolamente interessato la testimonianza del fondatore il quale diceva testuali parole: Read more… »

Oggi vi metto a disposizione un articolo segnalatomi da un caro amico, Apparso il 27 Agosto sulla Repubblica on line ritengo sia la dimostrazione che l’autismo, al di là dei sensazionalismi giornalistici, non è un ostacolo di fornte al quale arrendersi ma al pari di chiunque altro, chi è malato di autismo può integrarsi nella socità e nel mondo del lavoro, con risultati addirittura sorprendenti. Prima di lasciarvi all’articolo vi segnalo il link in Inglese al sito dell’azienda di cui si parla e vi suggerisco anche di cliccare sull’album di Brooke Dale da cui abbiamo preso questa foto a lato, un ottimo esempio di come altri stati si stanno muovendo per affrontare al questione autistici,non esclusivamente come una malati da curare, ma persone che possono dare grande valore alla nostra società.

Gli autistici, entusiasti e precisi
così un’azienda punta su di loro

di ANDREA TARQUINI

Gli autistici, entusiasti e precisi così un'azienda punta su di loro

BERLINO - I malati di autismo non vanno trattati solo come handicappati. Non sono capaci, certo, il più delle volte, di svolgere lavoro di squadra, ma con calma e da soli possono assicurare alcuni compiti produttivi speciali molto qualificati e difficili con estrema precisione. Lo ha scoperto un imprenditore danese, Thorkil Sonne, che nel 2004 ha fondato una sua piccola azienda di information technology, Specialisterne (”gli specialisti”, vuol dire tradotto) la quale impiega 37 autistici. E grazie al loro lavoro fornisce con successo dettagliate mappe di Copenaghen o di altre città per la cablatura telefonica, test dei software più moderni, collaudi dei nuovi modelli di telefonino cellulare.

“Ho imparato di persona, con l’esperienza di mio figlio, che un autistico può lavorare con precisione impareggiabile”, racconta Thorkil Sonne a Spiegel online. Insomma, è come la rivincita di Rain Man, il celebre personaggio autistico ma intelligentissimo impersonato a meraviglia da Dustin Hofmann nell’omonimo film. “A mio figlio fu diagnosticata a sette anni una forma di autismo infantile”, spiega l’imprenditore. “E un giorno mi stupì: aveva visto un atlante dell’Europa e, appunto a soli sette anni, aveva disegnato a memoria alcune carte geografiche con precisione assoluta”.

Da allora la vita del signor Sonne è cambiata. Egli si è licenziato dalla grossa azienda delle telecomunicazioni per cui lavorava, e investendo l’equivalente di centomila euro del suo patrimonio personale ha fondato l’azienda. Adesso i suoi clienti principali sono aziende che necessitano del massimo livello tecnologico e della massima esattezza. Dalla Global connect, per la quale i dipendenti autistici di Sonne producono carte e tracciati delle cablature telefoniche, fino a Tdc, numero uno delle telecomunicazioni in Danimarca, a Microsoft, a gruppi svedesi di servizi finanziari.

Teoricamente l’esperi Read more… »

Ancora una volta vengo contattata da Luigi Scarpis di EA (www.emergenzautismo.org) il cui link potete trovare qui a lato. Luigi ha lasciato questo lungo commento in merito all’articolo su un centro per l’autismo presso il comune di mezzaselva , sull’altopiano di Asiago, di cui vi avevo parlato qualche mese fa. Le sue sono le considerazioni di una persona che vive quotidianamente questo disagio e con altri genitori si è organizzato per saperne di più, per dare una mano a chi sembrava dimenticato, a chi veniva consigliato di arrendersi ed accettare passivamente la propria condizione. Trovo quindi giusto anche riproporle qui per intero. Con grande piacere raccolgo la sua voce. E invito tutti gli interessati a farsi sentire.

“Vivendo quotidianamente questa realtà, vorrei dare, da genitore, un piccolo contributo all’argomento. Vorrei soffermarmi su una delle caratteristiche che dovrebbero caratterizzare questo nuovo centro: innovazione. In Italia l’autismo è considerato da sempre una malattia incurabile e con pochi margini di miglioramento. Praticamente una condanna a vita. Di conseguenza le cure fornite dal S.S si adattano fedelmente a questo assioma: trattamenti di scarso valore, arretrati, legati ad un modello di autismo vecchio e superato. Perché sprecare risorse pubbliche inutilmente? Oppure, all’opposto, durante il nostro peregrinare alla ricerca di informazioni utili ai nostri cari, sentiamo parlare del famoso metodo del dott. X, Y, Z. In genere sono i responsabili di qualche rinomato centro riabilitativo considerato, in Italia, all’avanguardia. Metodo supportato da qualche libro, da qualche articolo in qualche rivista, qualche studio. Tutto in salsa autoreferenziale. E’ come chiedere al fornaio dove si trova il pane più buono. Indagando seriamente, cercando studi di riconosciuto valore scientifico (studi a doppio cieco, revisionati e valicati da autori indipendenti, pubblicati su riviste scientifiche internazionali), su tali metodi cade un fatale e pietoso silenzio. Qui vivono e qui muoiono. D’inedia. Fino al prossimo metodo. Personalmente non sono riuscito a trovare in Italia, riferendomi all’autismo, qualcosa di veramente innovativo, riconosciuto e condiviso dalla comunità scientifica internazionale. A meno che l’autismo italiano sia diverso dal resto del mondo. Se da noi è considerata una malattia priva di aspettative, non lo è invece negli Stati Uniti e nel Nord Europa. In questi paesi i nostri bambini sono educati e curati con successo con una metodologia che fonda le sue basi sull’analisi comportamentale applicata. Esiste per questa scienza un supporto scientifico di altissimo valore. Studi riconosciuti dalla scienza internazionale, pubblicati nelle prestigiose riviste di tutto il mondo, studi eseguiti con i carismi richiesti dalla scienza stessa: doppio cieco, revisionati da altri soggetti indipendenti, pubblicati sulle principali riviste internazionali e condivisi tra i professionisti del mondo intero. Riconosciuti nelle linee guida di molti stati. Questi studi, disponibili a tutti con una semplice ricerca, attestano che i nostri bambini possono, in percentuali importanti, uscire dalla malattia e perdere la diagnosi di autismo. Possono acquisire le competenze dei loro coetanei. Tutti gli altri possono invece avere progressi importantissimi che consentono loro, e le loro famiglie (non dimentichiamole), di migliorare drasticamente la qualità della loro vita. Invito i genitori, i professionisti e tutti coloro che hanno a cuore la vita dei nostri bambini e ragazzi, a svolgere una propria ricerca nel web per capire e scoprire questa verità che in Italia viene attentamente ignorata o, peggio, occultata. Conservatorismo? Sarebbe meraviglioso che i responsabili di questo nuovo centro, potessero andare a visitare questi centri, queste agenzie, queste scuole negli Stati Uniti e rendersi conto di persona di quanto potrebbe essere diversa e migliore, la vita di questi ragazzi. Verificare quali e quanti miglioramenti potrebbero fare, smentendo clamorosamente chi afferma e sostiene il contrario. E chi meglio di questi medici di nuova generazione potrebbero essere pronti per accogliere e sviluppare questo nuovo (per l’Italia) approccio all’autismo? Medici non ancora chiusi in schemi mentali precostituiti, senza posizioni professionali prestigiose da difendere anche a costo di ……. Anche a costo della vita dei nostri ragazzi. Medici con la voglia di imparare, di apprendere, capaci di mettersi in discussione. E perché no, capaci di ascoltare anche noi genitori e le nostre esperienze. Che non sarebbe poi tanto male.”

(foto di Castellaro)