20 Mar 2009, 9:28am
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  • L’innovazione e la ricerca sono opportunità di rilancio

    10_30_gdv_f1_648da Il Giornale di Vicenza di martedì 10 marzo

    di Matteo Pieropan

    La Regione stanzia risorse per garantire la liquidità ai settori produttivi e rilanciare la competitività .

    Affrontare la crisi puntando sull’innovazione, sulla ricerca e sulla competitività. Si è svolto ieri pomeriggio a Chiampo il convegno sul tema “Quali opportunità per un rilancio delle imprese?”, in cui si sono confrontati esponenti del mondo politico e imprenditoriale. «Abbiamo scelto di svolgere l’incontro in questo territorio perché sta soffrendo più di tutti – ha commentato Giuliana fontanella, presidente della terza commissione per la attività produttive della Regione -. Una zona considerata uno dei punti apicali di mercato a livello mondiale, toccata oggi in maniera forte dalla crisi. In commissione regionale ci siamo chiesti come superare le difficoltà. Credo che dobbiamo dare un aiuto concreto alle imprese, per essere a sostegno del nostro tessuto economico. La Regione investe su innovazione e ricerca ritenendola una possibilità di uscire da questo momento». A ruota, è intervenuto Adriano Rasi Caldogno, segretario generale della programmazione nella Regione Veneto, evidenziando gli scenari della crisi e la programmazione regionale. «Questa crisi ha squilibri macroeconomici – ha detto – in cui la globalizzazione ha amplificato gli effetti. Domina uno scenario di sfiducia. Come Regione abbiamo linee di risposta sia di tipo strategico che tattico. Investimenti saranno stanziati con lo scopo di garantire la liquidità rispetto ai vari settori produttivi, senza dimenticare gli ammortizzatori sociali, e l’utilizzo delle risorse comunitarie in materia rapida ed efficace per rispondere alle difficoltà». Michele Pelloso, dirigente regionale direzione industria, ha enucleato alcune strumentazioni agevolative a supporto delle imprese. Tra queste, i fondi di rotazione in cui la Regione Veneto ha investito oltre 500 milioni di euro. Presente all’incontro anche l’on. Andrea Orsini, consigliere per gli affari politici del ministro dello sviluppo economico, che è intervenuto constatando come la recessione si inserisca su una serie di difficoltà esistenti: l’accelerazione della globalizzazione, l’ingresso nuove economie con cui è sorta una forte concorrenza, l’introduzione dell’euro pagata in termini di andamento dei prezzi. «Il governo ha stanziato 4,5 milioni di euro per promuovere lo sviluppo distrettuale all’interno dell’ambito regionale in Veneto», ha dichiarato Orsini. Vendemiano Sartor, assessore regionale alle politiche dell’economia, dello sviluppo, della ricerca e dell’innovazione, ha concluso l’incontro con parole di ottimismo per rilanciare la produttività veneta e vicentina.

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    2 Feb 2009, 9:00am
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  • Questa crisi ci aiuterà a cambiare la politica

    11988371Apriamo questa nuova settimana con l’intervista che ho rilasciato a Il Giornale di Vicenza e che è stata pubblicata domenica 11 gennaio. Si parla di me ma soprattutto di voi e dei temi che mi stanno più a cuore. In fondo all’articolo trovate allegata la pagina del GdV in formato .pdf.

    di Cinzia Zuccon Morgani

    Giuliana Fontanella non ha certo avuto una vita facile.  Ragazza madre a 20 anni, tre anni dopo si è sposata ed ha avuto altri due figli, l’ultimo dei quali autistico.  Sei anni fa le è mancato il marito.  Insegnante di educazione fisica e di danza, è entrata in politica nell’85 in una civica contro la Dc.  Nel ‘94 è stata eletta sindaco di Chiampo con la lista Lega Autonomia Veneta con il 75% dei voti, e rieletta quattro anni dopo con Forza Italia con il medesimo consenso.  Forte di migliaia di preferenze è stata vicepresidente della Provincia e dal 2005 è consigliere di FI in Regione, dove presiede la commissione Attività produttive.

    La vita l’ha segnata, da dove le arriva la forza che tutti le riconoscono?

    Da mio marito che mi ha sostenuto nei momenti più duri, dai miei figli e dalla mia comunità.  Avere un figlio fuori dal matrimonio negli anni ‘60 non era facile, ma tutta la comunità mi ha difesa e protetta.  Oggi Jacopo stesso, pur con tutti i suoi problemi, mi dà una grande forza.

    In che modo?  Tirar su un figlio autistico deve essere durissima.

    Non è facile, certo.  Ma mi ha dato la possibilità di vedere il mondo con altri occhi, mi ha cambiata dentro.  Noi mettiamo sempre uno schermo tra noi e gli altri, lui e le persone come lui non hanno filtri, il bene che manifestano è autentico.

    Quando la Regione ha stanziato mezzo milione di euro per l’ospedale di Mezzaselva che dovrebbe diventare un centro avanzato per la rieducazione dei disabili psichici, lei ha detto che offrirà una possibilità a questi ragazzi che rappresentano un valore ed una risorsa vera per la nostra società che si sta smarrendo.  Che cosa intendeva esattamente?

    Che dobbiamo imparare da loro.  Un cieco sente cose che noi non avvertiamo, un sordo vede ciò che noi non riusciamo a vedere.  I disabili riescono a sentire cosa c’è di speciale in ciascuno di coloro che incontrano.  La nostra società che pensa di essere perfetta tutto questo lo sta perdendo, ragioniamo per schemi.  La politica stessa deve recuperare il senso profondo del suo fine che è essere a servizio della persona. Anche i disabili, però, rischiano di diventare lo strumento di una politica che ragiona per serbatoi di preferenze. Ho questa paura.  E su questo i colleghi sanno che sono determinata: sui disabili non si fa campagna elettorale, non si fanno marchette.  Vanno costruite azioni che li facciano sentire parte di una comunità perché loro sono un valore.  Il mio desiderio è di creare dei centri specializzati dove le famiglie si possano rivolgere per consentire dei miglioramenti ai loro figli.  Può perfino diventare anche una fonte di produttività economica che fa bene ai ragazzi e a chi offre loro sevizi.  La politica deve ragionare per progetti guardando alla società nel suo insieme, non per settori.  Stiamo sbagliando approccio pure su anziani e giovani e lo stesso discorso vale per le donne, servono sostegni per conciliare famiglia e lavoro.

    A proposito di donne: lei è d’accordo con l’ipotesi della pensione a 65 anni?

    Mi dispiace, ma io non la condivido: gran parte delle donne della nostra generazione svolge due lavori, dentro e fuori casa.  Altre dovrebbero essere le strategie: ad esempio vietare i doppi incarichi: si va in pensione e si fa largo ai giovani.

    In Regione avete promosso iniziative di sostegno alle imprese, ai lavoratori rimasti senza occupazione, alle famiglie con il mutuo.  State lavorando per grandi progetti o più a tamponare le conseguenze della crisi?

    La Regione ha creato un argine a questa crisi.  Dopo questa prima fase auspico che ci sia more »

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    19 Dec 2008, 2:55pm
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  • Open innovation in veneto

    Comunico che nella homepage del CREL http://www.consiglioveneto.it/crel/web/ita/index.jsp è visualizzabile e scaricabile la presentazione della ricerca “Open Innovation nel Veneto” tenuta, nella sessione plenaria del CREL del 15/12/2008, dalle autrici prof.ssa Anna Comacchio e dr.ssa Sara Bonesso.

    La Conferenza regionale sulle dinamiche economiche e del lavoro è uno strumento di analisi e di indirizzo sull’economia e sul lavoro a livello regionale che ha sede presso il Consiglio regionale del Veneto

    La Conferenza ha compiti di studio, di analisi, di monitoraggio sistematico delle dinamiche economiche che caratterizzano i fattori della competitività a livello regionale.

    La Conferenza, avvalendosi anche delle strutture e agenzie regionali, formula al Consiglio regionale proposte di indirizzi e linee programmatiche in tema di strumenti e risorse a favore delle imprese e dell’occupazione.

    La Conferenza è composta da:

    * i componenti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale;
    * il Presidente della Giunta regionale;
    * gli assessori competenti nella materia;
    * i presidenti dei gruppi consiliari;
    * i presidenti delle commissioni consiliari competenti;
    * le parti sociali più rappresentative degli interessi economici e del lavoro della Regione.

    Ecco l’elenco completo dei partecipanti alla conferenza.

    La Conferenza è stata costituita con la Legge regionale n.11 del 12 agosto 2005.

    La sua attività è disciplinata dal Regolamento della conferenza approvato con delibera dell’Ufficio di Presidenza n. 20 del 2 febbraio 2006

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    8 Dec 2008, 10:52am
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  • riflessioni sull’attuale situazione economica

    Pubblico oggi un dialogo avuto con il giornalista  Matteo Pieropan

    Dibattiti, incontri, conferenze, battono come un tamburo a scadenza regolare gli ultimi mesi di questo nostro periodo di crisi. Una crisi che parte da lontano, ma che oggi come mai prima, si presenta acuta, con poche aspettative e meno certezze.

    Cosa fare? Giuliana Fontanella, consigliere regionale e presidente della terza commissione regionale per le attività produttive, parla a ruota su strategie e possibilità per una via d’uscita.

    “Vorrei partire da un passo del libro “Talento da svendere”, di Irene Tinagli- spiega la consigliere: “L’Italia sarà forse un paese di poeti e navigatori, ma proprio nell’era globale del talento il suo ruolo nella competizione internazionale si è fatto sempre più marginale”. La ricercatrice parla in quessto libro del fallimento delle politiche che avrebbero dovuto motivare l’elemento chiave di ogni processo creativo: gli individui. In Italia ci sono oltre 4 milioni di persone che lavorano in settori strategici come la medicina, l’ingegneria, il design, la moda, che non sono stati ancora riconosciuti dalel università e dalle imprese, dalle comunità sociali e dalla politica”.

    “Ecco, oggi è tardi ma siamo ancora in tempo. I momenti critici come questo hanno almeno un risvolto positivo: quello di farci riflettere per comprendere e sviluppare la nostra azione sul futuro- continua la consigliere regionale.Credo che la prima cosa da fare sia valorizzare e formare le persone”

    Ma quali sono le strategie su cui convogliare le risorse?

    Sappiamo che la crisi è generalizzata, non riguarda soltanto l’economia. Il mondo del lavoro e i mercati internazionali sono coinvolti allo stesso modo. L’Europa non si deve più confrontare con l’America, ma è l’intero mondo che si sta mettendo a confronto, e noi dobbiamo stare al passo con i tempi nuovi. Negli ultimi anni sono progrediti nuovi Paesi, sono avanzate nuove leve concorrenziali. I popoli dei vari continenti sono in continua interconnessione. Quello che dobbiamo fare, perciò, è comprendere che ognuno ha valore e che questo valore può e deve essere messo sul campo per creare nuove opportunità e nuove ricchezze. Il Veneto, e l’Italia devono credere nel loro tessuto territoriale, che è pregno di valori, tradizioni, esperienze; è ricco di eccellenze e idee che possono e devono essere giustamente valorizzate per avere una vetrina sul mondo che ancora non esiste.

    Come fare per valorizzare questi tesori nascosti o misconosciuti?

    Bisogna partire dal territorio, dal passato, per costruire il futuro di una società. Dobbiamo guardare alle potenzialità iniziando proprio dalle capacità storiche, dalle radici. E poi servono strategie nate da sinergia e cooperazione, che sappiano mirare all’adeguata conoscenza e valorizzazione delle attività e dei prodotti che una determinata area e civiltà sono in grado di offrire. Poi è importante comunicare, mettere sul tavolo le proprie aspettative, le capacità, le idee, dare e ricevere informazioni, per porre il proprio valore all’interno della comunità globale. Certamente oggi è un lavoro difficile per varie ragioni.

    Per esempio quali?

    Non sarebbe stato errato essere riusciti a comprendere molto prima le dinamiche more »

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    18 Nov 2008, 10:04am
    Attività Produttive Bandi, Finanziamenti e Contributi Politica:
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  • Come la regione aiuterà le imprese ad affrontare la crisi

    principali-strumenti-di-supporto-finanziario-alla-ricerca-e-innovazione

    Stiamo vivendo un momento particolarmente delicato sui mercati finanziari ma che si sta estendendo all’economia reale, chiamando tutti i soggetti, istituzioni politiche, imprese, lavoratori, cittadini, a scelte importanti e, forse, anche dolorose.

    Ma se questo momento di crisi può essere percepito come improvviso, è l’economia e la società stesse che hanno subito, con accelerazioni e rallentamenti, profondetrasformazioni in questi ultimi decenni.
    Anche il Veneto non è stato esente da questi cambiamenti.
    Siamo cresciuti e diventati importanti con quello che è stato definito il “modello veneto di sviluppo”, che si differenzia da quello delle regioni del triangolo industriale, da quelle meridionali e, per specifiche caratteristiche, anche dalle regioniche costituiscono la cosiddetta “economia periferica”.
    Lo sviluppo dell’economia diffusa nel Veneto, fatta di piccole imprese, distretti industriali e catene di fornitura distribuite sul territorio, si è rivelato associato in modo organico con caratteristiche specifiche della cultura e della tradizione veneta, rendendo spendibili sul mercato competitivo attuale caratteristiche storiche profondamente radicate nella popolazione. Esso ha assunto la solidità e la compattezza di un fenomeno durevole, dotato di un respiro che va oltre l’orizzonte del breve periodo. Il sistema produttivo ha infatti valorizzato, sul terreno economico, tratti socio-culturali che si sono mutati, col trascorrere del tempo, in fattori divantaggio competitivo:
    il valore attribuito al lavoro e alla laboriosità, anche in condizioni faticose o stressanti; l’elevata propensione al risparmio; la forte valenza dei legami familiari e locali; la tendenza al fai-da-te, senza ricorrere
    all’aiuto dello Stato o di strutture già organizzate; l’articolazione del territorio in una fitta trama di circuiti locali, densi di relazioni e di iniziative diverse.

    Ed, ancora, una tecnologia flessibile; la specializzazione nei settori tradizionali labour intensive (tessile, abbigliamento, calzature, mobilio, alimentari, meccanico), produzione incentrata su beni di consumo, forte apertura verso i mercati esteri senza l’ausilio di proprie organizzazioni commerciali; massiccio ricorso
    all’autofinanziamento; salari più bassi rispetto a quelli dell’area nord-occidentale; deboli tensioni sociali; forte presenza di famiglie allargate e proprietarie di piccoli poderi; omogeneità culturale e politica; continuità con i valori della tradizione; struttura urbana diffusa (policentrismo).
    La piccola impresa e il legame sociale che la caratterizza sin dall’inizio (legame verso  la famiglia, verso gli interlocutori locali, verso i fornitori e i clienti) hanno costituito un modello riconoscibile, destinato a more »

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