Ambiente Incontri Sociale: Amici della montagna Bassano del Grappa C.A.I. Emilio Bertan Floriano Prà Giuliana Fontanella Marino Finozzi territori montani
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Gli “Amici della montagna” hanno messo radici in Regione
da Il Giornale di Vicenza di mercoledì 24 febbraio
di Roberto Cristiano Baggio
Mesi di incontri, contatti, riunioni, sottraendo tempo al lavoro e alla famiglia ma alla fine ce l’ha fatta. Il bassanese Emilio Bertan, presidente delle sezioni venete del Cai, è riuscito a dar vita al gruppo “Amici della montagna” che raccoglie consiglieri, ex e assessori della Regione, sulla falsariga di quanto già avviene in Parlamento e in Piemonte.
«Ho trovato sin dall’inizio un grande appoggio da parte di Marino Finozzi, entusiasta della proposta e conoscitore delle problematiche della montagna, – spiega Bertan – il quale è riuscito a coinvolgere i colleghi, facendo leva sulla tradizione del Veneto e sulle nostre montagne, fra le più belle in assoluto. Non è stato difficile, per Finozzi, suscitare l’attenzione e l’interesse di assessori e consiglieri, inseriti in tutto l’arco costituzionale».
Il gruppo è composto attualmente da 35 persone ma è destinato ad ingrossarsi.
Nelle scorse settimane, a Venezia, c’è stata la prima riunione per approvare il regolamento ed eleggere il presidente e i due vice. Poche le formalità e unanime la decisione di affidare la guida del gruppo all’ex assessore Floriano Prà, bellunese, e la vicepresidenza alla vicentina Giuliana Fontanella e al veronese Alberto Tomiolo.
Marino Finozzi ha espresso soddisfazione per il buon esito dell’iniziativa alla quale – ha precisato – «abbiamo creduto fin dall’inizio, ritenendola uno strumento di dibattito e di proposta utile per aiutare la nostra montagna, intesa come ambiente fisico da salvaguardare, come contesto economico da valorizzare e sviluppare, come abitanti sui quali investire perchè possano continuare a presidiare una realtà tanto preziosa quanto fragile».
Della necessità di utilizzare tutte le opprotunità per «dare voce alla montagna e a chi in montagna vive e lavora» ha parlato anche Emilio Bertan, il quale ha sottolineato che la montagna a cui pensiamo «non è una riserva indiana o una bella cartolina di natura morta o peggio ancora un luna park ad uso e consumo della pianura e della città. Al contrario dovrà essere sempre di più un luogo dove la gente possa ritrovare la propria identità, le proprie tradizioni e la dignità di cittadini di questa regione e di questo paese».
«L’associazione – ha aggiunto Bertan – persegue la promozione e la sensibilizzazione dell’azione legislativa al fine di valorizzare la montagna veneta in relazione alle altre aree montane delpaese e dell’Europa. In tal senso l’associazione si impegna a rafforzare la “governance” dei territori montani con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo sostenibile, migliorare la qualità della vita degli abitanti favorendone la permanenza in loco, conservare e perpetuare le culture e le tradizioni delle montagne, proteggere il fragile ecosistema, assicurare la salvaguardia del territorio e la difesa del suolo».
Al gruppo hanno già dato la loro adesione tutti i consiglieri regionali vicentini e l’assessore Elena Donazzan.
Ambiente Attività Produttive: area commerciale boom Faeda Giuliana Fontanella Milena Cecchetto
by giuliana
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A Vicenza, stop da Venezia al progetto per l’ex Boom e lo stabilimento di mangimi
da Il Giornale di Vicenza di domenica 14 febbraio
di Cinzia Ceriani
Monumenti fatiscenti lungo la regionale 11, l’ex area Boom e la dirimpettaia Faeda da anni sono abbandonate al loro destino. E lo rimarranno ancora fino al 2012; data che segnerà la fine del congelamento dei contigenti di superficie commerciale decisa dal recente disegno di legge approvato dalla Regione. Ormai ridotte a siti di archeologia industriale e del divertimento anni Settanta, queste aree dismesse avrebbero dovuto cedere il posto ad un nuovo insediamento, inserito in un progetto viabilistico-territoriale lungo l’asse Vicenza-Verona. Il progetto, però, non è mai stato attuato. E la crisi economica ha rallentato l’eventuale sviluppo.
LA STORIA. Negli anni 2002-2003 la giunta di Giuseppe Ceccato, con una variante approvata dalla Regione, ha trasformato l’area Faeda da industriale a commerciale. L’area Boom è ferma dal 2004, quando è stata chiusa la discoteca. «Quest’ultima si sviluppa su oltre 14 mila metri quadrati – spiega Luciano Romio, ex assessore, oggi consigliere di minoranza -. E la legge regionale 15/2004 prevede che sia la Regione a distribuire le licenze per esercizi superiori ai 2.500 metri quadrati. Probabilmente la Regione, che all’epoca disponeva di un plafond da distribuire in provincia, ha scelto di destinarlo ad altre opere. Per l’area Faeda, però, è ancora possibile, attraverso il Pat, cambiare la destinazione. Il problema è trovare chi sia disposto ad investire».
LA REGIONE. Concorda Giuliana Fontanella, presidente della terza commissione consiliare della Regione, che si occupa delle attività produttive. «La legge 15 prende in considerazione molti aspetti, dalle metrature alla densità della popolazione, elementi che rientrano in un piano regionale che da alcuni anni nessuno ha più toccato. E poi non ci sono
metrature disponibili per le grandi strutture alimentari. Tengo a precisare che è, comunque, possibile aprire esercizi di media o piccola distribuzione non alimentare, le cui licenze le può concedere il Comune. Per il resto spetterà alla nuova giunta regionale che verrà».
IL SINDACO. «Mi ritrovo a raccogliere l’eredità delle amministrazioni precedenti e a dover sottostare alle regole regionali, molto rigide quando si tratta di aree così ampie» spiega il sindaco Milena Cecchetto che ipotizza, per il futuro delle aree, un polo ricreativo: «Siamo una città baricentrica, bacino di utenza di molti paese limitrofi, dove un polo di questo tipo manca. Serve un’indagine di mercato per individuare esercizi commerciali che non mettano a rischio le realtà consolidate sul territorio. Oltre alla necessità di un importante investimento».
Ambiente Attività Produttive Incontri Politica: ammortizzatori sociali carburanti energia nucleare fonti rinnovabili inflazione scajola smaltimento rifiuti sviluppo economico Termini Imerese termovalorizzazione
by giuliana
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Il Nordest e il Vicentino non stanno tramontando
Da Il Giornale di Vicenza di ieri, domenica 7 febbraio, un’intervista al ministro Claudio Scajola sui temi che più ci interessano, con un particolare riferimento positivo al mio operato alla commissione Attività produttive della Regione.
di Gian Marco Mancassola
Nucleare, Fiat e Termini Imerese, crisi economica e ammortizzatori sociali, internet, il fotovoltaico e la crisi energetica. È l’agenda politica di un giorno solo nella vita di Claudio Scajola, ministro allo Sviluppo economico, protagonista venerdì davanti a telecamere e flash sui tavoli più caldi dell’economia italiana. È l’uomo del momento, al centro dei riflettori in un anno come questo 2010 che non promette rose e fiori dopo un 2009 che è stato definito “annus horribilis”.
Uno dei temi più caldi degli ultimi mesi tra economia e ambiente è il rilancio del nucleare in Italia, per il quale sono previsti 30 miliardi di euro di investimenti. Alcune tra le più importanti imprese candidate a far parte della partita sono vicentine. La ripresa passa anche da qui?
L’energia è uno dei grandi problemi del Paese. Importiamo l’85% dell’energia che consumiamo, la paghiamo il 30%in più degli altri Paesi europei e utilizziamo soprattutto fonti fossili (gas, olioecarbone) che sono le più inquinanti.
Come siamo arrivati a questa situazione di difficoltà?
Questo – risponde il ministro Claudio Scajola – è il risultato dell’assenza di politica energetica degli ultimi decenni e dello sciagurato referendum del 1987 che cancellò il nucleare. Il Governo Berlusconi sta correndo ai ripari con una politica energetica che si propone di modificare il mix elettrico: il nostro obbiettivo è scendere dall’85 al 50% nell’utilizzo di fonti fossili e produrre il restante 50% in parti uguali con fonti rinnovabili e centrali nucleari. Per fortuna abbiamo ancora molte società impiantistiche, come quelle vicentine, che possono sostenere il Paese in questo percorso.
Si è parlato di possibili siti nel Veneto per la realizzazione di questi impianti. C’è una mappa dei siti e quanti impianti sono previsti?
In questa fase stiamo individuando i criteri ambientali, geologici, urbanistici, economici e sociali che dovranno avere i territori per poter ospitare una centrale. Quando avremo definito i criteri saranno le imprese energetiche a proporre di costruire una centrale individuando il sito più adatto.
Il Veneto sarà coinvolto? Ci saranno consultazioni popolari per arrivare alla decisione?
L’autorizzazione spetterà al Governo, ma sarà ampiamente condivisa con gli enti territoriali. Le popolazioni saranno informate e potranno partecipare ad ogni fase del processo autorizzativo, come avviene ad esempio come la Francia. Non è dunque possibile sapere oggi se ci saranno richieste per costruire una centrale in Veneto.
In molte regioni affiora il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Cosa ancora non funziona nella creazione di una efficace rete di moderni impianti di termovalorizzazione in Italia?
Dobbiamo aumentare la raccolta differenziata perché non tutti i rifiuti possono essere bruciati. Ma certo questa è la soluzione migliore, perché consente anche di produrre energia elettrica.
La crisi economica in Veneto è costata 2 miliardi di euro spesi per gli ammortizzatori sociali. Vicenza è la provincia veneta che ne ha utilizzati di più. È un segnale del tramonto del Nordest?
Conosco abbastanza bene la situazione di Vicenza: la presidente della commissione Attività produttive della Regione, Giuliana Fontanella, che è molto attiva e competente e con la quale ho un rapporto molto stretto, me ne parla spesso. Di Vicenza è uno dei miei collaboratori diretti, Matteo Tosetto, e il mio consigliere politico, l’on. Andrea Orsini, è stato parlamentare a Vicenza per diversi anni. So bene quindi che nel tessuto produttivo del Vicentino ci sono problemi seri, in vari settori, dall’orafo alla concia. Sono questioni che non sottovaluto affatto, e che anzi il Governo e il mio ministero stanno seguendo con particolare attenzione. Posso però dire che gli ammortizzatori sociali sono più intensi dove c’è maggiore industrializzazione, dunque non deve sorprendere che Vicenza ne stia facendo largo uso. Non è dunque un segnale del tramonto del Nordest e del Vicentino, ma semmai della sua forza e delle potenzialità del vostro territorio.
Quello veneto è un tessuto produttivo costruito sulla fortuna delle piccole e medie imprese: il rilancio dell’economia può ripartire da questa formula o il futuro è l’aggregazione delle forze?
L’Italia ha retto meglio alla crisi anche per la flessibilità e l’adattabilità della sue piccole e medie imprese che non hanno smesso di investire e innovare. Ma bisogna riconoscere che nel nuovo scenario globale, dove la crescita sarà trainata da Paesi lontani come Cina, India e Brasile ci vorranno forme di aggregazione. Per questo nella Legge Sviluppo da me presentata, che è stata approvata a metà agosto, abbiamo inserito il “contratto di rete d’impresa” per agevolare l’aggregazione di piccole imprese che senza rinunciare alla propria identità si mettono assieme per innovare e internazionalizzarsi.
Per molte Pmi gli ammortizzatori non sono applicabili. Non c’è il rischio che sia stata sottostimata la crisi occupazionale e che siano quindi sottodimensionate le risorse per gli ammortizzatori sociali?
Il Governo ha agito subito con decisione aumentando di 9 miliardi gli ammortizzatori sociali, che sono stati estesi anche alle imprese minori: nel 2009 abbiamo utilizzato solo 2 dei 9 miliardi aggiuntivi. Negli ultimi mesi l’Inps ha segnalato un rallentamento del ricorso alla Cassa integrazione per cui sono certo che i fondi saranno più che sufficienti.
Uno degli ingranaggi che si è inceppato nell’ultimo anno è l’erogazione del credito da parte del sistema bancario. Senza rischio ci può essere impresa?
Senza rischio non ci può essere impresa, ma anche le banche sono imprese e anche loro devono stare attente a non prendere rischi eccessivi. Per questo il Governo è intervenuto subito per sostenere il credito. Abbiamo rifinanziato il Fondo di garanzia per le Pmi e l’abbiamo esteso agli artigiani e ai trasporti. Ha funzionato bene: nel 2009 abbiamo garantito il credito di 24 mila imprese, quasi il doppio in più rispetto al 2008.
Rincari dei carburanti: è il preludio all’esplosione dell’inflazione come vaticinato da molti economisti?
Nel 2009 abbiamo avuto l’inflazione più bassa degli ultimi 50 anni a causa della crisi. Tutti speriamo in una ripresa forte, che però comporterà inevitabilmente una ripresa dei prezzi, a cominciare da quelli delle materie prime. Il petrolio era arrivato a 154 dollari al barile nel luglio 2008, poi era precipitato a 30 dollari e oggi è tornato a 70-80 dollari. Il Governo è impegnato a ridurre al minimo l’aumento dell’inflazione per tutelare il potere d’acquisto dei cittadini.
Esclude una soluzione italiana per tenere in vita la produzione di auto a Termini Imerese?
Non escludo nulla. Resto convinto che Termini Imerese vada salvaguardata. Stiamo esaminando una serie di progetti. E sono certo che anche la Fiat non farà mancare il proprio contributo per rilanciare il polo industriale siciliano.
Decreto sugli incentivi e moratoria delle bollette per l’industria: c’è copertura economica? Dove pensate di andare a pescare i fondi necessari?
Stiamo valutando in questi giorni se prorogare gli incentivi che sono provvedimenti di emergenza e alla lunga distorcono il mercato. Nei prossimi giorni incontrerò in Spagna i ministri europei dell’Industria per capire come si stanno orientando gli altri Paesi europei. Dopo di che decideremo. In ogni caso, se li rifaremo, gli incentivi saranno più limitati nell’entità e nel tempo.
Al governatore veneto Giancarlo Galan è stato promesso un ministero e si dice che potrebbe essere proprio alle attività produttive. Cosa c’è di vero? Sente il fiato sul collo?
Non mi risulta nulla. Galan è stato un ottimo presidente del Veneto e se lo vorrà sarà un ottimo ministro. Io ho cominciato un lavoro che spero di poter proseguire. Ma le decisioni in questo campo spettano a Berlusconi.
Noi politici siamo tutti precari.
Ambiente Attività Produttive Bandi, Finanziamenti e Contributi Politica: certificazioni etico sociali efficienza ambientale EMAS OHSAS Social Accountability
by giuliana
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Etica d’impresa, la Regione raddoppia l’impegno
Certificazioni etico-sociali: La Regione raddoppia il suo impegno verso le imprese venete. La giunta veneta, infatti, ha deciso di stanziare anche per il 2009 la somma di 594 mila euro da cui attingere per assegnare contributi alle aziende iscritte nel registro delle imprese del Veneto per le spese sostenute per l’ottenimento delle certificazioni etico-sociali. I primi stanziamenti risalgono al 2008, quando la Regione si avvalse della Camera di commercio di Vicenza per la diffondere il bando e istruire le pratiche relative alla Social Accountability SA8000, che risultava essere la più diffusa certificazione sociale riconosciuta a livello internazionale e che si incentra sul controllo del rispetto delle condizioni di lavoro minime lungo tutta la filiera dell’attività di impresa.
Visto l’interesse dimostrato dalle imprese del territorio veneto per il tema della responsabilità sociale delle imprese, il consiglio regionale ha deciso di rifinanziare il progetto. La giunta ha deciso di ampliare la previsione delle certificazioni etico-sociali ammesse, estendendola alla certificazione OHSAS 18001 e alla registrazione EMAS. La Certificazione OHSAS 18001 “Occupational Health and Safety Assessment Series” identifica uno standard internazionale che fissa i requisiti che deve avere un sistema di gestione a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Il sistema EMAS è uno strumento volto a promuovere costanti miglioramenti dell’efficienza ambientale delle attività industriali. Anche per questo secondo ciclo di contributi la Regione ha deciso di affidarsi alle prestazioni della Camera di commercio di Vicenza per lo svolgimento delle attività di diffusione sul territorio del bando indirizzato alle imprese del Veneto, dell’istruttoria delle domande pervenute e dell’erogazione dei contributi. Il bando regionale sarà aperto a tutte le imprese iscritte nel registro delle imprese del Veneto che abbiano ottenuto una delle seguenti certificazioni: SA8000, OHSAS 18001 e Registrazione EMAS, e che abbiano mantenuto nel corso del 2009 tale certificazione.
Ambiente Attività Produttive Politica Sociale: autosviluppo economico commercio equo solidale consumo di energia fonti rinnovabili gestione d'impresa impianti fotovoltaici impianti solari termici piccole e medie imprese solidarietà
by giuliana
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Dal Consiglio tre mosse per la ripresa
A cura del mio ufficio stampa
Tre sono stati i progetti di legge approvati in questi giorni, piani che si sono tradotti in norme innovative per la Regione Veneto.
Il riferimento è al pdl (progetto di legge) relativo agli Interventi per il sostegno alle organizzazioni del commercio equo e solidale e modifiche alla legge regionale 16 dicembre 1999, n. 55 “Interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura di pace, la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà”(pp.dd.l 191, 203 e 301). Un piano che nasce dall’accordo di diversi raggruppamenti politici che lo hanno approvato all’unanimità. Tra i firmatari dei progetti di legge c’è anche Giuliana Fontanella, presidente della III Commissione consiliare per le Attività Produttive, incaricata anche della relazione. Il nuovo provvedimento parte dalla considerazione di cosa si intenda per commercio equo e solidale, ovvero, un approccio alternativo al commercio convenzionale. In particolare promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente. Finalità ottenute attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica. Si tratta quindi di sottolineare la relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: dai produttori ai consumatori. Gli obiettivi che la legge, una volta entrata in vigore, si propone, riguardano diversi aspetti: migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentandone l’accesso al mercato, rafforzandone le organizzazioni, pagando un prezzo migliore ed assicurando continuità nelle relazioni commerciali. Promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati, specialmente gruppi di donne e popolazioni indigene e proteggere i bambini dallo sfruttamento nel processo produttivo. Divulgare informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento favorendo e stimolando nei consumatori un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo. Organizzare rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e nel rispetto della dignità umana. Proteggere i diritti umani promuovendo giustizia sociale, sostenibilità ambientale, sicurezza economica. Favorire la creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste tanto nei Paesi economicamente svantaggiati come in quelli economicamente sviluppati. Sostenere l’autosviluppo economico e sociale. Stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori e promuovere un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali.
Grazie a questa legge la Giunta regionale potrà attuare una adeguata politica promozionale del commercio equo e solidale con sostegno finanziario a progetti culturali, di sensibilizzazione, di formazione, anche a livello scolastico, a sostegno e integrazione delle politiche di cooperazione decentrata, di valorizzazione sul mercato dei prodotti del commercio equo e solidale; potrà inoltre promuovere e sostenere annualmente una fiera del commercio equo e solidale ed anche una o più giornate del commercio equo e solidale, quale momento di incontro tra la comunità veneta e tale importante realtà.
PDL 191 203 301 EQUO E SOLIDALE
Il secondo provvedimento importante riguarda le “Norme per favorire la partecipazione dei lavoratori alla proprieta’ e alla gestione d’impresa”(pdl. 293). Progetto approvato all’unanimità. La possibilità della partecipazione dei lavoratori alla proprietà e quindi agli utili d’impresa è prevista dal nostro ordinamento, dagli articoli 46 e 47 della Costituzione e dall’articolo 2349 del Codice civile.
Il coinvolgimento dei lavoratori nel capitale azionario o nella proprietà dell’impresa, ha bisogno sia di incentivi di ordine fiscale, sia di regole giuridiche certe e trasparenti.
La disciplina, per essere ancor più incisiva, dovrebbe avere caratteristiche nazionali, ma le Regioni economicamente più dinamiche, come il Veneto, possono svolgere un ruolo di traino e di sperimentazione. La nostra regione si caratterizza anche per una grande presenza delle piccole e medie imprese che cercano forme innovative per competere su un mercato sempre più selettivo.
Questa proposta di legge cerca di dare una risposta concreta ad un’esigenza, che appare in crescita da parte delle imprese, anche piccole e medie, di coinvolgere i propri dipendenti, non solo i manager ed i quadri direttivi, nella gestione dell’impresa, nella convinzione che la qualità dei prodotti e dei servizi cresce e si consolida grazie anche alla cura dei dettagli, sui quali tutti i lavoratori possono fattivamente contribuire. Un disegno di legge composto da 8 articoli. Il primo fissa il principio del sostegno regionale alla partecipazione dei lavoratori alla proprietà e gestione delle imprese. Il secondo stabilisce le tipologie dei lavoratori ed imprese interessati dalla norma, estendendo la possibilità di acquisire azioni o quote dell’impresa anche agli ex dipendenti ora a riposo, ai dipendenti a tempo determinato, ai soggetti che hanno prestato il proprio lavoro in esecuzione di un contratto di somministrazione ed ai collaboratori a progetto. Il terzo prevede le possibili agevolazioni a favore dei lavoratori che partecipano all’acquisto di quote dell’impresa. Invece l’articolo 4 stabilisce le ipotesi di agevolazioni a favore delle imprese che promuovono le iniziative. Il quinto disciplina le modalità di assegnazione dei benefici e il sesto autorizza la Giunta regionale a costituire o partecipare a società d’investimento. L’articolo 7 prevede che le agevolazioni alle imprese siano concesse nel rispetto della regola del “de minimis”. L’ultimo aspetto previsto è la parte finanziaria che calcola una spesa nel biennio 2010-2011 secondo una progressione che va dai 700.000 euro del 2010 a 1 milione di euro del 2011.
Il terzo pdl approvato e relativo alle “Disposizioni in materia di autorizzazioni e incentivi per la realizzazione di impianti solari termici e fotovoltaici sul territorio della Regione del Veneto”.(pdl 65 e 310). La promozione delle energie pulite era stata indicata come prioritaria dalla Commissione Europea fin dal 1997, tanto che ha fissato l’obiettivo del raddoppio, entro il 2010, della quota di fonti energetiche rinnovabili e in seguito l’ha esteso all’intero consumo di energia. In base a questa formulazione il Ministro dello Sviluppo Economico provvederà a ripartire tra le Regioni la quota minima di incremento dell’energia prodotta con fonti rinnovabili. Per raggiungere tale obiettivo si deve incentivare la produzione energetica anche da fonte solare. L’energia fotovoltaica, fra l’altro, è una fonte inesauribile di energia pura, disponibile per tutti, prodotta nel punto di consumo e facilmente integrabile nel contesto urbano. Gli aspetti positivi di questa tecnologia la rendono molto interessante e l’unico inconveniente è rappresentato dal costo iniziale. Il principale costo è rappresentato dall’istruttoria di presentazione della dichiarazione di inizio attività (DIA) presso il Comune competente. Per questo motivo la proposta di legge prevede che, nel caso di impianti solari termici o fotovoltaici visivamente ben inseriti negli edifici, la funzione di informazione verso l’ente Comune, che la normativa attribuisce alla DIA, possa essere assolta da una semplice comunicazione. Altro punto importante del progetto di legge è l’istituzione di un fondo di rotazione per il sostegno alla realizzazione di impianti solari termici e fotovoltaici. Questo fondo è finalizzato alla concessione di contributi in conto interessi i cui beneficiari sono soggetti privati che non esercitano attività d’impresa, enti pubblici e organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS).






