L.I.S. e A.B.A. la cura parte da un nuovo concetto di comunicazione

Nella sala consiliare del municipio di Altissimo si è svolto con successo l’incontro per parlare di autismo edi differenti e innovatvi approcci al linguaggio e alla comunicazione.
Grande interesse ha manifestato il pubblico, con una partecipazione consistente e con un dibattito attivo che ha fatto seguito all’esposizione.
Al centro della tematica è stato posto in particolare il mondo infantile, considerando la problematica fin dai primi anni in cui si manifesta.
Ad intervenire, oltre che al dottor Michele Scala della cooperativa Alia, alcuni genitori che hanno a che fare con figli autistici, hanno portato le proprie testimonianze, con un trasporto toccante ma ricco di speranze e di risultati concreti.
In particolare è stato approfondito il metodo A.B.A., applicato ai bambini autistici, che non è riconosciuto ufficialmente come terapia. L’Aba non è in effetti una cura, ma un modo per stimolare il bambino e fargli recuperare o adottare delle capacità che non è in grado di manifestare. Aba (analisi di comportamento applicata) è la scienza che studia il comportamento umano e la possibilità di modificarlo, potenziarlo, e migliorarlo. Nei paesi esteri questo metodo è utilizzato già da diversi anni, con ottimi risultati nell’età infantile, tanto da essere adottato da strutture sanitarie e dalle scuole. L’Aba ha visto la sua comparsa in America fin dagli inizi del ‘900. Dagli anni 60-70 è stata applicata all’autismo, con l’applicazione intensiva di certi atteggiamenti comportamentali. I programmi vengono in particolare studiati da personale qualificato e specializzato, con formatori e operatori scolastici.
Purtroppo ancora oggi ci sono pochi centri in grado di offrire questo tipo di metodo, così come pochi sono i supervisori e le figure altamente specializzate capaci di attuare e coordinare un programma. Ogni programma è calato individualmente sul singolo soggetto: ogni bambino, infatti, ha un programma intensivo di 20-40 ore alla settimana con un singolo operatore, nelle quali è stimolato e lavora sulle fasi deficitarie. Pian piano vengono così acquisite e realizzate delle competenze sui vari campi della quotidianità. Per essere efficace l’Aba deve seguire alcune caratteristiche importanti.
Per prima istanza la coerenza dell’intervento, cioè deve essere applicata in tutte le situazioni dove vive un bambino (in famiglia, a scuola, in società). Importante è la figura dei genitori, che devono tenere i contatti, preparare il materiale, applicare le regole comportamentali anche fuori dal momento esecutivo del programma, nella quotidianità. Una delle tecniche più utilizzate è quella del rinforzo, che consiste nel premiare il bambino ogni volta che si ottiene una risposta positiva alla competenza richiesta. Altra caratteristica del metodo è quella di fare evitare al bambino di fare errori. Se risultano delle difficoltà, si passa a una fase che possa portare ad un risultato positivo, facendo in modo che il ragazzo lasci il cosiddetto “tavolo di lavoro” con la volontà di ritornarvi.
I programmi sono molti e diversificati, basati sull’imitazione, sul linguaggio, sull’immagine. Gli ostacoli maggiori che si possono incontrare con il bambino sono la difficoltà di comunicazione, il tempo di attenzione, la gestione delle emozioni, la gestione della sua autonomia, tutti limiti su cui il metodo Aba ha approfondito dei lavori specifici.
Desidero sottolineare l’importanza dei risultati che si possono ottenere in un arco di tempo ragionevole, in diversi bambini che hanno provato il metodo Aba. Come detto, purtroppo in Italia c’è pochissimo personale specializzato su questo metodo. I supervisori in grado di organizzare un lavoro di questo tipo sono per lo più esteri, o formati all’estero, e le spese per farli venire in Italia e per condurre tutte le fasi, sono a carico dei genitori. Per questo la Regione Veneto, ritenendo valida la proposta dell’Aba, ha aiutato le famiglie con un sostegno sui costi, e per il futuro mira ad elaborare un progetto complesso in cui questo metodo possa andare a divenire parte integrante degli ambiti didattici o sanitari. “In questo senso – ha fatto notare la consigliere Fontanella- ci possono essere della aperture non indifferenti anche sul campo professionale per molti giovani che volessero intraprendere la strada della formazione e dell’aiuto in questo settore”.
Il dottor Scala ha quindi parlato delle difficoltà di comunicazione dei bambini artistici, portando come esempio una ludoteca innovativa dove si è sperimentato una sorta di bilinguismo. Bambini sordi e bambini udenti sono stati messi nella condizione di avere a disposizione il linguaggio verbale e il linguaggio dei segni, con dei risultati sorprendenti a livello comunicativo.

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Carissima Giuliana,

la serata di Altissimo è stata davvero molto bella. Importante. Importante perché tante famiglie hanno avuto la possibilità di ascoltare esperienze che altrimenti forse non avrebbero conosciuto. L’atmosfera della sala era resa particolare dalla presenza dei tantissimi genitori. E’ la dimostrazione che la gente non si nasconde più e ha bisogno di uscire di casa per affrontare i problemi. Si percepivano davvero le loro emozioni, i loro sentimenti. Anche tanta sofferenza.

Grazie del tuo impegno. Senza tanta retorica vorrei dirti che stai interpretando il tuo ruolo istituzionale, nel modo secondo me più vero di fare politica: tra la gente. Senza mediazioni interposte.

Un ringraziamento al Sindaco e all’Assessore per averci ospitati, per aver dimostrato una sensibilità particolare verso questi importanti temi che mettono alla prova tante famiglie, per questa assunzione di responsabilità.

Ti propongo un commento molto pragmatico e cinico sull’argomento della serata e vorrei farlo attraverso questo breve articolo pubblicato su PubMed che le nostre mamme del sito hanno tradotto proprio qualche giorno fa.

Lo accompagno con alcune domande: quei 3 o 25 bambini che hanno perso la diagnosi, quanti soldi faranno risparmiare alle istituzioni? Gli altri bambini che non saranno recuperati del tutto, ma che avranno sicuramente acquisito molte competenze che gli permetteranno di richiedere molto meno assistenza, quanti soldi faranno risparmiare alle istituzioni? Se investissimo risorse in questa direzione non faremmo forse anche un investimento redditizio a lungo termine?

Un abbraccio
Luigi

I bambini con autismo possono guarire? E se si, come?

Helt M, Kelley E, Kinsbourne M, Pandey J, Boorstein H, Herbert M, Fein D.

Dipartimento di Psicologia dell’Università del Connecticut, Storrs, CT, 06268, USA,
molly.helt@uconn.edu.

Sebbene i disordini dello spettro autistico (ASD) perdurino generalmente per tutta la vita, abbiamo verificato l’evidenza che tra il 3 e il 25 % dei bambini perdono la diagnosi di autismo (ASD) ed entrano nel normale range di abilità cognitive, di adattamento e sociali. Segnali premonitori del recupero includono intelligenza relativamente alta, linguaggio recettivo, imitazione verbale e motoria e sviluppo motorio, ma non la complessiva gravità dei sintomi. Sono anche segnali favorevoli una età di diagnosi precoce e una diagnosi di Disordine Pervasivo dello Sviluppo – non altrimenti specificato. La presenza di crisi epilettiche, ritardo mentale e sindromi genetiche sono invece segnali sfavorevoli, mentre un aumento del volume della testa non preannuncia conseguenze. Studi controllati riportano che la maggior parte dei recuperi avvengono dopo l’uso di tecniche comportamentali. Vulnerabilità residue interessano la comunicazione più complessa e l’attenzione. Frequenti comorbidità residue dopo il recupero sono tic, depressione e fobie. Possibili meccanismi di recupero comprendono: normalizzare l’apprendimento forzando l’attenzione verso l’esterno o arricchendo l’ambiente, favorire il valore rinforzante degli stimoli sociali, prevenire i comportamenti che interferiscono negativamente, esercitare massicciamente le capacità deboli, ridurre lo stress e stabilizzare l’interesse attivo. Migliorare la nutrizione e la qualità del sonno non è specificatamente benefico.

PMID: 19009353 [PubMed - as supplied by publisher]

[...] trattato l’argomento A.B.A. a fine novembre, per rileggere il mio post cliccate qui. Come sempre, grazie di cuore a Luigi per le importanti segnalazioni e all’associazione [...]

In uno dei tanti siti concernenti la tematica autistica, mi sono fortunatamente imbattuto nella riflessione di uno specialista che, riesumando i fantasmi di renè spitz e bruno bettelheim, considera specialmente il secondo più di un tabù calato negli ambienti dediti alla ricerca teorica o alle applicazioni pratiche in questo specifico settore della patologia. Non potendo ora entrare nello specifico su bettelheim, a me sembra ora che il tabù, negli articoli o negli interventi sia nazionali che esteri sull’autismo, vada a cadere soprattutto sul termine –guarigione-, debitamente evitato. Si preferisce ricorrere a eufemismi tipo –perdita della diagnosi- e simili e questo perché? Con l’avanzamento dell’armamentario medico-psicologico o psico-pedagogico ci si dovrebbe aspettare il contrario, ossia che si andasse più cauti negli anni ’70 per poi mettersi a invocare senza mezzi termini la guarigione agli inizi del terzo millennio, invece si ha modo di constatare l’esatto contrario. Basti pensare all’espressione “guarigione spontanea” usata nel dizionario di psicologia curato da Arnold, Eysenck e Meili nel lontano 1975 o allo stesso bettelheim, limitatamente ad alcuni casi presentati nell’opera –la fortezza vuota- e probabilmente altri ancora che adesso mi sfuggono, ma tutti risalenti a quel periodo. Allora viene da porsi un amaro dilemma: o avevano esagerato i coraggiosi continuatori dell’era pioneristica di kanner o stanno approssimando per difetto i più illuminati e recenti indagatori di oltreoceano.

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