A Venezia ci sei tu

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Stiamo vivendo un momento particolarmente delicato sui mercati finanziari ma che si sta estendendo all’economia reale, chiamando tutti i soggetti, istituzioni politiche, imprese, lavoratori, cittadini, a scelte importanti e, forse, anche dolorose.

Ma se questo momento di crisi può essere percepito come improvviso, è l’economia e la società stesse che hanno subito, con accelerazioni e rallentamenti, profondetrasformazioni in questi ultimi decenni.
Anche il Veneto non è stato esente da questi cambiamenti.
Siamo cresciuti e diventati importanti con quello che è stato definito il “modello veneto di sviluppo”, che si differenzia da quello delle regioni del triangolo industriale, da quelle meridionali e, per specifiche caratteristiche, anche dalle regioniche costituiscono la cosiddetta “economia periferica”.
Lo sviluppo dell’economia diffusa nel Veneto, fatta di piccole imprese, distretti industriali e catene di fornitura distribuite sul territorio, si è rivelato associato in modo organico con caratteristiche specifiche della cultura e della tradizione veneta, rendendo spendibili sul mercato competitivo attuale caratteristiche storiche profondamente radicate nella popolazione. Esso ha assunto la solidità e la compattezza di un fenomeno durevole, dotato di un respiro che va oltre l’orizzonte del breve periodo. Il sistema produttivo ha infatti valorizzato, sul terreno economico, tratti socio-culturali che si sono mutati, col trascorrere del tempo, in fattori divantaggio competitivo:
il valore attribuito al lavoro e alla laboriosità, anche in condizioni faticose o stressanti; l’elevata propensione al risparmio; la forte valenza dei legami familiari e locali; la tendenza al fai-da-te, senza ricorrere
all’aiuto dello Stato o di strutture già organizzate; l’articolazione del territorio in una fitta trama di circuiti locali, densi di relazioni e di iniziative diverse.

Ed, ancora, una tecnologia flessibile; la specializzazione nei settori tradizionali labour intensive (tessile, abbigliamento, calzature, mobilio, alimentari, meccanico), produzione incentrata su beni di consumo, forte apertura verso i mercati esteri senza l’ausilio di proprie organizzazioni commerciali; massiccio ricorso
all’autofinanziamento; salari più bassi rispetto a quelli dell’area nord-occidentale; deboli tensioni sociali; forte presenza di famiglie allargate e proprietarie di piccoli poderi; omogeneità culturale e politica; continuità con i valori della tradizione; struttura urbana diffusa (policentrismo).
La piccola impresa e il legame sociale che la caratterizza sin dall’inizio (legame verso  la famiglia, verso gli interlocutori locali, verso i fornitori e i clienti) hanno costituito un modello riconoscibile, destinato a diventare prevalente nel breve volgere di una o due generazioni. Questo modello ha caratterizzato, tra alti e bassi, l’economia e la società regionale durante tutta la seconda metà del secolo scorso anche se si è
imposto all’attenzione generale a partire dagli anni Settanta.
Negli ultimi tempi la crescita economica della Regione, alla pari di quanto è accaduto al resto dell’economia nazionale, ha incontrato problemi e difficoltà di tipo nuovo, che rendono improponibile pensare al futuro in termini di pura e semplice continuità col passato. Per un verso, la continuità è ostacolata dal cambiamento intervenuto nell’economia internazionale, che propone oggi nuovi terreni di concorrenza, come la
globalizzazione e la smaterializzazione della produzione, esercitando una pressione sull’economia veneta in direzione di un profondo cambiamento dei prodotti, dei processi e delle forme organizzative.
Per un altro verso, lo sviluppo economico degli ultimi decenni ha fatto emergere fenomeni di individualismo e di localismo esasperati che cominciano a rappresentare un limite rilevante per la continuazione della crescita nelle forme che si sono manifestate fino ad ora.
Sotto il profilo più strettamente economico, il sistema industriale veneto, costituito nel 2005 da oltre 450.000 (dati Infocamere) (vale a dire più di una impresa ogni dieci abitanti, diffuse su tutto il territorio, è basato sulla Piccola e Media Impresa, che costituisce oltre il 90% dell’intero tessuto produttivo.
Le tradizionali concentrazioni produttive, organizzate nel sistema dei Distretti, vedono una massiccia presenza di attività nei più diversi comparti dell’industria manifatturiera.
Questo scenario costituisce, per grandi linee, il cosiddetto “modello veneto”, a proposito del quale occorre rilevare che:
• si tratta di un “modello” dimostratosi incapace di divenire “sistema”, dal momento che i suoi tratti caratterizzanti evidenziano a tutt’oggi pesanti elementi di dispersione, frammentarietà, disorganizzazione. In altri termini, il “modello veneto” ha prodotto negli anni un diffuso benessere materiale e una crescente capacità produttiva e creativa, ma non è stato capace di organizzarsi sistemicamente;
• il risultato dello sviluppo veloce, tumultuoso e a-sistemico del “fenomeno” veneto, è stato ed è, accanto all’accresciuto benessere materiale, una pesante compromissione territoriale e ambientale del Veneto, che ha portato a una situazione di degrado ambientale e di congestione logistica ormai ai limiti del collasso.
Vi sono, poi, due altri importanti aspetti da considerare, che hanno interessato l’economia mondiale e, quindi, anche quella veneta.
In primis una accelerata crescita degli scambi internazionali, accompagnata da una estesa redistribuzione dei mercati di produzione e di sbocco di beni e servizi. Se da un lato la riorganizzazione in chiave globalizzata dei processi produttivi e commerciali apre nuove sfide per le imprese in termini di definizione del proprio vantaggio competitivo, dall’altro lato si aprono nuovi scenari connessi ad una altrettanto profonda revisione delle caratteristiche dei prodotti in grado di determinare il loro successo commerciale. Recenti ricerche a livello internazionale segnalano infatti come i contenuti immateriali dei prodotti (estetica,creatività, servizi, comunicazione, marketing, esperienza, qualità) siano sempre più rilevanti per la
generazione di valore e come il processo di scelta dei consumatori sia sempre più orientato a privilegiare questi aspetti. Nel breve volgere di una decina d’anni sono radicalmente modificate due fra le condizioni che hanno costituito fin qui la base del vantaggio competitivo del sistema veneto: la dimensione locale dell’arena concorrenziale e la qualità materiale dei manufatti, sono state di fatto sostituite dalla globalizzazione dei mercati e dalla smaterializzazione dei prodotti.
La globalizzazione richiede una riorganizzazione della catena del valore che prevede, da un lato una trasformazione della geografia della manifattura a favore di aree con costi di produzione inferiore e che rappresentano significative opportunità di mercato, dall’altro una specializzazione delle imprese locali verso le fasi a maggior valore aggiunto e ad alta intensità di conoscenza (R&S, marketing, logistica e distribuzione, comunicazione, ecc.), che rivestono un ruolo chiave per la loro competitività.
La produzione immateriale richiede competenze e modalità organizzative differenti e nuove rispetto alle tradizionali competenze manifatturiere delle imprese, soprattutto per le imprese italiane operanti nei distretti industriali, che hanno costruito la propria competitività a partire da un presidio dei processi produttivi e di trasformazione, piuttosto che su competenze esplicitamente legate alla produzione di significati e di
valore del servizio.
Si ricorda, inoltre, l’introduzione dell’Euro, che ha costretto le nostre imprese ad un riposizionamento di strategie, non più basate sulla svalutazione della lira, ma che puntino alla qualità ed all’innovazione.
Vi è, poi, il complesso fenomeno dell’immigrazione, risorsa per le imprese venete ma che porta conseguenze a livello sociale.
In questo contesto di mutazioni, non dobbiamo sopravvivere ma cavalcare le possibilità ed opportunità che tali mutazioni determinano.
Vediamo dunque quali sono le politiche ed iniziative della Regione in favore delle PMI.

Innovazione e ricerca: verso l’economia della conoscenza
Il superamento del gap tecnologico che caratterizza il comparto industriale veneto rispetto al resto del panorama circostante a livello italiano, europeo e mondiale, costituisce una sfida fondamentale per consentire al Veneto industriale non solo di superare l’attuale fase di stagnazione, ma anche di avviare un percorso di reale

Ripresa e sviluppo competitivo.
Se è vero che le stime sulla R&S in Veneto scontano una rilevazione poco precisa e sicuramente per difetto, è altrettanto vero che siamo distanti dall’obiettivo di Lisbona (3%, di cui 2/3 a carico del settore privato), soprattutto per quel che riguarda la ricerca di parte privata.
In tal senso, l’approvazione della nuova legge quadro regionale (9/2207) in materia di innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo costituisce un passaggio fondamentale.
Obiettivo centrale è favorire il dialogo e l’interscambio, allo stato attuale ancora pesantemente deficitari, tra il mondo della ricerca scientifica e quello della produzione industriale.
Occorre che l’attività di studio e ricerca sviluppata all’interno delle Istituzioni scientifiche universitarie e post universitarie, così presenti e ricche nel Veneto, si intrecci con l’attività di sviluppo di nuovi prodotti e processi tecnologicamente avanzati e innovativi che quotidianamente, e spesso oscuramente, si sviluppano
all’interno delle imprese.
Occorre superare le difficoltà di comunicazione tuttora esistenti tra i due mondi. Per far questo occorre superare la logica, in sé sterile, della contrapposizione tra il “sostegno alla domanda” di innovazione e il “sostegno all’offerta” di innovazione, che caratterizzano l’attuale sistema di incentivazione garantito dalle leggi nazionali e regionali vigenti.
La soluzione risiede nell’incentivazione, ancora una volta, delle azioni di sistema: la legislazione regionale deve porsi l’obiettivo di finanziare le attività di ricerca e sviluppo che vedono assieme la partecipazione e la collaborazione del mondo della ricerca e di quello della produzione.
Un passo importante è stato anche l’Accordo fra i tre Parchi Scientifici e Tecnologici del Veneto.

Anche la nuova programmazione comunitaria 2007-2013 prevede importanti azioni al
riguardo (si veda più sotto).
In data 28 ottobre 2008 è stato approvato dal Consiglio Regionale il Piano strategico regionale per la ricerca scientifica lo sviluppo tecnologico e l’innovazione (ex L.R. 9/2007).
I distretti produttivi
L’introduzione della nuova legge regionale sui distretti produttivi, l.r. n. 8 del 4 aprile 2003, segna un punto di svolta nella conduzione della politica di incentivazione della Regione Veneto al sistema industriale e, più complessivamente, produttivo della nostra Regione.
Il concetto di Distretto, inteso non solo come “impresa diffusa” in alternativa alla grande azienda, ma anche - e meglio - come rete e sistema in grado di produrre, governare e far crescere progetti concreti di sviluppo in tutti i sensi - industriale, produttivo, commerciale, ma anche sociale e culturale - può rappresentare, se
opportunamente governato e gestito, la vera chiave di volta per uno sviluppo di un’industria veneta in grado di:
• salvaguardare e premiare la cultura del “saper fare” tipica dei veneti;
• integrare tra loro i diversi segmenti delle filiere produttive in un’ottica di economia
di scala;
• finalizzare le progettualità specifiche rendendole patrimonio comune “di sistema”;
• ottimizzare le diverse fasi dei processi produttivi con l’obiettivo del “risparmio del
territorio”;
• riposizionare e rafforzare il prodotto veneto sui mercati internazionali.

La valenza vincente della politica distrettuale “aperta” introdotta dalla nuova legge, che premia non tanto la sedimentazione e la continuità, quanto piuttosto la progettualità e l’innovazione di sistema e l’aggregazione volontaria, risiede per l’appunto nella potenzialità, che in tal modo si intende offrire al sistema produttivo
veneto, di conseguire due risultati strategici fondamentali per la sua stessa sopravvivenza: il “fare squadra” e il cimentarsi con progetti realmente innovativi.
Una evoluzione della legge regionale, nel 2006, sui distretti ha previsto le figure dei metadistretti e delle aggregazioni di filiera.
L’internazionalizzazione
Il quadro attuale delle politiche in atto nella Regione Veneto per quanto attiene l’internazionalizzazione si presenta alquanto frammentario e disorganico.
Sul versante della promozione del “prodotto veneto”, l’azione fin qui condotta dal sistema pubblico-privato (Camere di Commercio, Centro Estero, Eurosportello, Uffici regionali ICE, Aziende speciali, Associazioni di categoria) se da un lato ha consentito di far conoscere e collocare i prodotti veneti sui mercati mondiali in
maniera più efficace e massiva, dall’altro ha scontato e sconta tuttora, anche in questo comparto, una scarsa sistematicità, che si traduce in Programma Regionale di Sviluppo un fondamentale spreco di energie e di risorse: duplicazione e sovrapposizione di iniziative, carenze organizzative, diseconomie. Dall’altro lato si è
assistito in questi anni a un crescente fenomeno di delocalizzazione di attività produttive soprattutto verso i Paesi dell’Est europeo, che si è sviluppato il più delle volte in modo disorganico e spontaneistico.
In tal senso è necessario:ricondurre a processi unitari le azioni fin qui sviluppate sul terreno della
promozione, concentrando in un sistema regionale unico (agenzia per l’internazionalizzazione, sportelli unici, etc.) le attività di sostegno e incentivazione all’export veneto; attuare, attraverso una politica di concertazione pubblico-privata, una politica di accompagnamento all’internazionalizzazione delle imprese venete, in grado di trasformare la delocalizzazione da fenomeno episodico a momento strategico, in
un’ottica di collaborazione produttiva e di interscambio fra paesi. In quest’ottica di razionalizzazione, la Legge regionale n° 33 prevede la costituzione di una società per azioni consortile mista fra la Regione e le Camere di Commercio, con partecipazioni minori anche di altri Enti e delle organizzazioni imprenditoriali.
La gamma di interventi che ci si propone di attuare con questa società va dalla promozione del sistema Veneto in tutti i suoi aspetti economico-produttivi, dal settore primario al secondario, al commercio, alle infrastrutture e servizi, alla diffusione dell’informazione sulle politiche commerciali, produttive, finanziarie nei paesi terzi, all’attivazione di sportelli, banche dati, repertori sull’internazionalizzazione dell’economia e delle imprese, alla diffusione della cultura economica per permettere di consolidare la presenza e competitività sui mercati internazionali fino alla realizzazione di iniziative di formazione
manageriale, di aggiornamento e specializzazione sulle tematiche dell’internazionalizzazione dell’impresa e inoltre alla promozione di servizi specialistici innovativi in materia contrattualistica, joint venture, ricerca di partner od altre azioni che consentono al sistema delle PMI un approccio mirato e calibrato
sulle proprie effettive dimensioni e capacità. Ingegneria finanziaria per le imprese
Le imprese venete sono sostanzialmente sottocapitalizzate e, proprio a causa della forte domanda di capitale di terzi con una ridotta patrimonializzazione propria, vi è una certa difficoltà di accesso al credito.
Ecco, quindi, che stanno assumendo sempre più importanza gli strumenti di “ingegneria finanziaria”, che consistono in:  Strumenti di accesso al credito, attraverso l’offerta di fondi di garanzia e
utilizzando gli operatori già presenti nel mercato (Consorzi Fidi);
Fondi di rotazione;
Partecipazioni temporanee al capitale di rischio (”venture capital”).
Al fine di rispondere alle esigenze economiche e finanziarie delle piccole e medie imprese, gli strumenti dell’ingegneria finanziaria sono potenzialmente quelli maggiormente idonei a fornire risposte flessibili ed efficaci per i seguenti positivi motivi:
• mantenimento delle risorse nel sistema economico: si ritiene importante che le risorse finanziarie non vengano a disperdersi nel tempo, ma possano, attraverso il reintegro, costituire un ulteriore volano per l’economia in un’ottica di lungo periodo.
• valorizzazione degli attori: si ritiene opportuno proporre un approccio “a rete” per motivi di:
- efficacia nell’utilizzo delle risorse. La conoscenza delle esigenze e domande da parte dell’economia, ai fini della migliore programmazione, non può prescindere da una partnership con i soggetti istituzionali interessati;
- efficienza nell’utilizzo delle risorse. Si ritiene che l’utilizzo di soggetti specializzati già operanti possa perseguire l’efficienza nell’uso delle risorse;
• effetto moltiplicativo delle risorse: il coinvolgimento delle risorse private previste dalla normativa comunitaria, lungi dal rappresentare un vincolo all’utilizzo delle agevolazioni, costituisce elemento fondamentale e fondante dell’azione regionale.
Il sistema privato (associazioni di categoria, sistema degli intermediari finanziari, imprese) è chiamato a partecipare attivamente all’immissione nel sistema produttivo sia di know-how che di risorse finanziarie;
• ripartizione dei rischi: il sistema delle agevolazioni diverso da quelle a fondo perduto implica non solo, come già illustrato, il mantenimento delle risorse nel sistema, ma anche, attraverso il coinvolgimento degli intermediari finanziari e degli altri soggetti privati, l’assunzione di parte del rischio nelle operazioni effettuate.
L’accesso ad operazioni con assunzione di rischi da parte del soggetto finanziatore costituisce un aspetto particolarmente delicato, ancor più accentuato per le imprese start-up e per quelle ad alto contenuto innovativo.
Di seguito si commentano i principali strumenti di ingegneria finanziaria operativi o di prossimo approntamento.
Fondi di rotazione
La Finanziaria regionale Veneto Sviluppo gestisce numerosi fondi di rotazione, che coprono praticamente tutti i settori produttivi, per un totale di circa 500 milioni di Euro di provvista pubblica. Alcuni di essi sono specifico per alcune aree territoriali (Fondo di Rotazione per la provincia di Belluno e Fondo di Rotazione per il Polesine).
Come detto, il Fondo di Rotazione si inserisce all’interno degli strumenti di ingegneria finanziaria; è uno strumento a sportello che, grazie alla quota di provvista pubblica a tasso zero (cui si aggiunge la provvista a tasso di mercato da parte della banca finanziatrice), permette di erogare all’impresa un finanziamento a tasso
agevolato. I Fondi di Rotazione, grazie ai rientri, permettono di mantenere nel tempo una linea
di finanziamento importante alle imprese.

Imprenditoria femminile
Nell’ambito delle politiche di pari opportunità e di genere, la Regione Veneto da’ grande importanza alle azioni per favorire l’imprenditoria femminile (e giovanile).
La Legge Regionale 20 gennaio 2000, n. 1, prevede che la Regione, al fine di agevolare e consolidare il lavoro femminile e consentire una sua qualificata presenza sul mercato, promuova e sostenga l’imprenditoria femminile, particolarmente in 11settori innovativi, e favorisca la diversificazione delle scelte professionali delle  donne.
Al riguardo, dal 2006 è presente una nuova strumentazione agevolativa, per la quale ad oggi, sono stati destinati complessivamente Euro 10.130.000,00, attuata attraverso la finanziaria regionale Veneto Sviluppo s.p.a., che ha unito i vantaggi derivanti dai contributi in conto capitale con quelli relativi all’utilizzo di un fondo di rotazione che, per il funzionamento basato sulla provvista pubblica a tasso zero unita alla provvista
delle banche a tasso convenzionato, permette di ridurre il tasso di interesse sui prestiti erogati.
Beneficiari sono le Piccole e Medie Imprese, (imprese individuali, società cooperative, società di persone e di capitali) ubicate nel territorio della Regione Veneto a prevalente partecipazione femminile, sia nella titolarità che nella gestione dell’attività (per le imprese individuali il titolare deve essere una donna; per le
società, i soci e gli organi di amministrazione devono essere costituiti per almeno due terzi da donne, mentre il capitale sociale deve essere per almeno il 51% di proprietà di donne).
Non ci sono limitazioni ai settori di attività ammessi.
L’agevolazione viene concessa secondo le seguenti modalità congiunte di intervento:

· un contributo in conto capitale (a fondo perduto) pari al 15% del costo del progetto ammesso realizzato;
· un finanziamento bancario agevolato di importo pari all’ 85% del costo del progetto ammesso e realizzato, attuato con il sistema del fondo di rotazione, mediante l’utilizzo di due quote paritarie di provvista:
a) una quota (50%) di fondi regionali a tasso zero;
b) una quota (50%) di provvista bancaria per la parte rimanente a tasso convenzionato (attualmente pari all’Euribor a 3 o 6 mesi + max 1,5 punti di spread annui).
Imprenditoria giovanile
La Regione con la Legge Regionale 24 dicembre 1999, n. 57 “Interventi regionali per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile veneta”, ha inteso concorrere alla promozione e al sostegno dell’imprenditoria giovanile.
Analogamente a quanto attuato per l’imprenditoria femminile, è stata attuata nell’anno in corso una nuova strumentazione agevolativa “a sportello” attraverso la finanziaria regionale Veneto Sviluppo s.p.a e quindi senza limiti temporali per la presentazione della domanda, che consente a imprese individuali ,(i cui titolari siano persone di età compresa tra 18 e 35 anni compiuti), oppure società e cooperative (i cui soci siano almeno il 60% persone di età compresa tra 18 e 35 anni compiuti ovvero il cui capitale sociale sia detenuto per almeno i due terzi da persone di età compresa nel limite suddetto) di avere un aiuto per un investimento compreso tra 20.000 e 100.000 euro in forma mista, cioè per l’85% come prestito a tasso agevolato
(attraverso lo strumento del fondo di rotazione) e per il 15% come contributo in conto capitale. Ad oggi per questa iniziativa sono stati destinati 8.000.000,00 di euro.
Programma operativo regionale 2007-2013 (nuova programmazione comunitaria)
La nuova programmazione comunitaria 2007-2013 (Fondi FESR) attribuisce grande attenzione al settore delle imprese.
In particolare, l’asse 1 (che prevede 190 milioni di Euro di contributi) è destinato alla ricerca, sviluppo ed innovazione nelle PMI, mentre l’asse 2 (che prevede 68 milioni di Euro di contributi) è dedicato all’energia.
Si segnalano le seguenti azioni di particolare interesse per le PMI.
Azione 1.1.1: Supporto ad attività di ricerca, processi e reti di innovazione e alla creazione di imprese in settori a elevato contenuto tecnologico
L’azione finanzia le reti costituite da imprese, organismi di ricerca, centri di servizio e istituzioni pubbliche, per lo sviluppo di attività di trasferimento tecnologico e di diffusione dell’innovazione e la creazione di imprese innovative da Università, Istituti di Ricerca e imprese esistenti in settori ad alto contenuto di conoscenza.
L’azione prevede inoltre la possibilità di realizzare nuove infrastrutture di ricerca o il potenziamento di infrastrutture esistenti, funzionali a supportare l’innovazione radicale o il miglioramento tecnologico di processi e prodotti. Tali interventi saranno realizzati sulla base degli indirizzi del Piano Strategico Regionale per la Ricerca, lo Sviluppo Tecnologico e l’Innovazione.
Le attività previste saranno fortemente correlate con i Distretti Produttivi e dell’Innovazione e volte a soddisfare i fabbisogni delle imprese.
Azione 1.1.2: Contributi a favore dei processi di trasferimento tecnologico e allo sviluppo di strutture di ricerca interne alle imprese
Questa azione è volta alla promozione del sistema regionale della conoscenza, attraverso:
a) il sostegno al trasferimento tecnologico alle imprese;
c) l’implementazione di strutture di ricerca interne alle imprese.
Azione 1.1.3: Contributi per l’utilizzo da parte delle imprese di strutture qualificate per l’attività di ricerca.
L’azione si pone come obiettivo lo sviluppo della competitività delle imprese facilitando l’acquisizione di conoscenze innovative da qualificate strutture esterne di ricerca e servizi quali Università, Enti pubblici di ricerca, Laboratori pubblici e privati e dalla rete di Parchi Scientifici e Tecnologici
Azione 1.1.4: Diffusione di servizi di consulenza esterna a sostegno delle PMI finalizzati al processo evolutivo aziendale e alla continuità d’impresa
L’azione si attuerà mediante la diffusione di servizi di consulenza esterna a sostegno delle PMI finalizzati al processo evolutivo aziendale, cioè a valorizzare la capacità delle PMI di
reinterpretare prodotti e servizi.
Azione 1.2.1: Sistema delle garanzie per investimenti nell’innovazione e per l’imprenditorialità
L’azione persegue l’obiettivo generale di favorire l’accesso al credito da parte delle Piccole e Medie Imprese, le quali risultano spesso sottocapitalizzate e, quindi, portatrici di elevata domanda di finanziamenti di terzi, per finanziare investimenti in R&ST e innovazione e in promozione dell’imprenditorialità.
Per raggiungere questo obiettivo si procederà a:
?ripartire il rischio attraverso la costituzione di fondi rischi gestiti dai Confidi;
?consolidare, anche attraverso aggregazioni,gli organismi di garanzia.
Dopo l’emanazione del bando pubblico per individuare i Confidi, si sta procedendo alla ripartizione dei fondi fra di essi.
Successivamente sarà possibile aprire rendere disponibili le garanzie agevolate in favore delle imprese (agevolazione a sportello).
Azione 1.2.2: Partecipazioni minoritarie e temporanee al Capitale di rischio di imprese innovative
Il capitale di rischio è connesso al finanziamento del capitale proprio a favore di imprese con elevato potenziale di crescita che non hanno sufficiente accesso ai mercati dei capitali, in particolar modo nelle prime fasi del ciclo di vita delle imprese o di innovazione.
Sono quindi da escludersi le mere operazioni finanziarie non supportate da investimenti innovativi.
L’azione si attuerà attraverso partecipazioni minoritarie e temporanee al capitale di rischio e altre strumentazioni agevolative di carattere innovativo collegate al risultato di impresa.
Azione 1.2.3: Costituzione di un fondo di rotazione per il finanziamento agevolato degli investimenti innovativi delle PMI
La misura favorisce l’accesso al credito delle PMI per finanziare gli investimenti innovativi materiali e immateriali necessari per:
?investimenti di innovazione nell’impresa
?rinnovo e aggiornamento tecnologico dell’impresa
Essa si colloca nell’ambito degli interventi a sostegno delle PMI, che connotano diffusamente il tessuto produttivo veneto, finalizzati al rafforzamento di tale settore con un rilancio dell’azione di sostegno all’accesso al credito.
L’azione opera attraverso la concessione di finanziamenti agevolati, prestiti partecipativi e operazioni di leasing agevolato attuati con lo strumento del fondo di rotazione.
Il bando per l’individuazione del soggetto gestore del fondo di rotazione scade il 3 novembre p.v.
Successivamente, sarà possibile rendere disponibile l’agevolazione alle imprese (strumentazione a sportello).

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