Oggi vi parlo di un libro che mi è arrivato tra le mani in questi giorni e credo possa interessare molti degli utenti di questo blog. Si tratta di “Il nostro autismo quotidiano-Storie di genitori e di figli” a cura di Carlo Hanau e Daniela Mariani Cerati dell’Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici-onlus (angsa) di cui vi segnalo il sito , è uscito per le Edizioni Erickson.
Le testonianze sono di chi non si è mai arreso alle avversità e con profonda dignità cercano di dare un po’ di conforto e di informazione per le persone che vivono situazioni simili.
Qui sotto vi riporto la prima pagina della seconda storia:
Sonia e il bagno
La piccola Sonia è arrivata a questo mondo in una bella giornata di primavera: un meraviglioso fagottino rosa che ha portato la gioia nella nostra famigliola. L’abbiamo festeggiata e coccolata come si conviene per la più piccola e tenra i ogni nidiata.
Dalla finestra della maternità potevo vedere il cielo azzurro e i primi boccioli pronti a schiudersi sui rami più alti di un albero, miracolosamente sopravvissuto alle colate di cemento della città .
Ma quando uscii con la piccina in braccio dovetti proteggerla in fretta con la sua copertina, perchè folate di vento gelido e nubi carche di pioggia ci ricacciarono indietro, verso una fine dell’inverno che cercava di prendersi la sua rivincita. Se credessi nei presagi, quello fu terribile.
Sonia crebbe “in bellezza e sapienza” per un intero anno, senza darci alcuna preoccupazione; sorrise, si sedette, giocò e camminò come tutti i piccoli umani hanno fatto da che mondo e mondo, allietando adulti e bambini che l’attorniavano. L’incanto non si ruppe all’improvviso, ma lentamente, subdolamente: le prime parole che aveva pronunciate vennero ripetute sempre più saltuariamente, per poi sparire del tutto, come dimenticate. E poi, a diciotto mesi, ebbe una crisi di asma inaspettata, violenta e interminabile, la prima di tante che si sarebbero susseguite per molti anni, spossando la bambina e noi con lei. Ci pareva già un’esperienza sufficentemente dura, e non ci rendemmo conto di ciò che, molto più grave, stava avvenendo nella sua testolina. Purtroppo non se ne resero conto neanche i medici che la videro a quel tempo; anzi quando, passati i due anni senza ancora accennare a parlare, si abbandonò sempre più a comportamenti sempre più strani e ripetitivi, isolandosi da quanto l’attorniava, per altri sei mesi minimizzarono i nostri segnali d’allarme…









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