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	<title>Comments on: Un centro per autistici a Mezzaselva,sull&#8217;altopiano di Asiago</title>
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	<description>A Venezia ci sei tu</description>
	<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 07:27:02 +0000</pubDate>
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		<title>By: dall'autismo si può uscire &#124; Giuliana Fontanella</title>
		<link>http://giulianafontanella.com/2008/04/21/un-nuovo-centro-per-autistici-a-mezzaselvasullaltopiano-di-asiago/#comment-37</link>
		<dc:creator>dall'autismo si può uscire &#124; Giuliana Fontanella</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 08:16:24 +0000</pubDate>
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		<description>[...] migliorare, per cercare una via di guarigione. Bisogna farlo sapere, bisogna diffondere le notizie, il centro di Mezzaselva di cui vi parlo da tempo, dovrà essere innovativo in questo senso, non solo un luogo di cura, ma [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] migliorare, per cercare una via di guarigione. Bisogna farlo sapere, bisogna diffondere le notizie, il centro di Mezzaselva di cui vi parlo da tempo, dovrà essere innovativo in questo senso, non solo un luogo di cura, ma [...]</p>
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		<title>By: proposta da emergenzautismo &#124; Giuliana Fontanella</title>
		<link>http://giulianafontanella.com/2008/04/21/un-nuovo-centro-per-autistici-a-mezzaselvasullaltopiano-di-asiago/#comment-32</link>
		<dc:creator>proposta da emergenzautismo &#124; Giuliana Fontanella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 14:14:43 +0000</pubDate>
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		<description>[...] qui a lato. Luigi ha lasciatoquesto lungo commento in merito all&#8217;articolo su un centro per l&#8217;autismo presso il comune di mezzaselva , sull&#8217;altopiano di Asiago, di cui vi avevo parlato qualche mese fa. Le sue sono le [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] qui a lato. Luigi ha lasciatoquesto lungo commento in merito all&#8217;articolo su un centro per l&#8217;autismo presso il comune di mezzaselva , sull&#8217;altopiano di Asiago, di cui vi avevo parlato qualche mese fa. Le sue sono le [...]</p>
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		<title>By: Luigi Scarpis</title>
		<link>http://giulianafontanella.com/2008/04/21/un-nuovo-centro-per-autistici-a-mezzaselvasullaltopiano-di-asiago/#comment-31</link>
		<dc:creator>Luigi Scarpis</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 18:04:17 +0000</pubDate>
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		<description>Formazione, innovazione, sperimentazione, medici di nuova generazione.

Vivendo quotidianamente questa realtà,  vorrei  dare, da genitore,  un piccolo contributo all’argomento.

Vorrei soffermarmi  su una delle caratteristiche che dovrebbero caratterizzare questo nuovo centro: innovazione. In Italia l’autismo è considerato  da sempre una malattia incurabile e con pochi margini di miglioramento.  Praticamente una condanna a vita. Di conseguenza le cure fornite dal S.S si adattano fedelmente  a questo assioma: trattamenti di scarso valore, arretrati, legati  ad un modello di autismo vecchio e superato.  Perché sprecare risorse  pubbliche inutilmente?  Oppure, all’opposto,    durante il nostro peregrinare alla ricerca di informazioni utili ai nostri cari,  sentiamo parlare del famoso metodo del dott. X, Y, Z. In genere sono i responsabili di qualche rinomato centro riabilitativo  considerato, in Italia, all’avanguardia. Metodo supportato da qualche libro,  da qualche articolo in qualche rivista, qualche studio. Tutto in salsa autoreferenziale. E’ come chiedere al fornaio dove si trova  il pane più buono.  Indagando seriamente, cercando studi di riconosciuto valore scientifico (studi a doppio cieco, revisionati e valicati da autori indipendenti, pubblicati su riviste scientifiche internazionali),  su tali metodi cade  un fatale e   pietoso silenzio.  Qui vivono e qui muoiono. D’inedia. Fino al prossimo metodo.

Personalmente non sono riuscito a trovare in Italia, riferendomi all’autismo, qualcosa   di veramente innovativo, riconosciuto e condiviso  dalla comunità scientifica internazionale. A meno che l’autismo italiano sia diverso dal resto del mondo.

Se da noi è considerata una malattia  priva di aspettative, non lo è invece negli Stati Uniti e nel Nord Europa. In questi paesi i nostri bambini  sono educati e curati con successo con una metodologia che fonda le sue basi sull’analisi comportamentale applicata. Esiste per questa scienza un supporto scientifico di altissimo valore. Studi riconosciuti dalla scienza internazionale, pubblicati nelle prestigiose riviste di tutto il mondo, studi eseguiti con i carismi richiesti dalla scienza stessa: doppio cieco, revisionati da altri soggetti indipendenti, pubblicati sulle principali riviste internazionali  e condivisi tra i professionisti del mondo intero. Riconosciuti nelle linee guida di molti stati. Questi studi, disponibili a tutti con una semplice ricerca, attestano che i nostri bambini possono, in percentuali importanti, uscire dalla malattia e perdere la  diagnosi di autismo. Possono acquisire le competenze dei loro coetanei. Tutti gli altri possono invece avere progressi importantissimi che consentono loro, e le loro famiglie (non dimentichiamole), di migliorare drasticamente la qualità della loro vita.

Invito i genitori, i professionisti e tutti coloro che hanno a cuore la vita  dei nostri bambini e ragazzi, a svolgere  una propria ricerca nel web per capire e scoprire questa verità che in Italia viene attentamente ignorata o, peggio, occultata. Conservatorismo?

Sarebbe  meraviglioso che i responsabili di questo nuovo centro, potessero andare a visitare questi centri, queste agenzie, queste scuole negli Stati Uniti e  rendersi conto di persona di quanto potrebbe essere diversa e  migliore, la vita di questi ragazzi.  Verificare quali e quanti miglioramenti potrebbero fare, smentendo clamorosamente chi  afferma e sostiene il contrario.

E chi meglio di questi medici di nuova generazione potrebbero essere pronti  per accogliere  e sviluppare questo nuovo (per l’Italia)  approccio all’autismo? Medici  non ancora chiusi in schemi mentali precostituiti, senza posizioni  professionali  prestigiose da difendere anche a costo di ……. Anche a costo della vita dei nostri ragazzi. Medici con la voglia di imparare, di apprendere, capaci di mettersi  in discussione. E perché no, capaci di ascoltare anche noi genitori e le nostre esperienze. Che non sarebbe poi tanto  male.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Formazione, innovazione, sperimentazione, medici di nuova generazione.</p>
<p>Vivendo quotidianamente questa realtà,  vorrei  dare, da genitore,  un piccolo contributo all’argomento.</p>
<p>Vorrei soffermarmi  su una delle caratteristiche che dovrebbero caratterizzare questo nuovo centro: innovazione. In Italia l’autismo è considerato  da sempre una malattia incurabile e con pochi margini di miglioramento.  Praticamente una condanna a vita. Di conseguenza le cure fornite dal S.S si adattano fedelmente  a questo assioma: trattamenti di scarso valore, arretrati, legati  ad un modello di autismo vecchio e superato.  Perché sprecare risorse  pubbliche inutilmente?  Oppure, all’opposto,    durante il nostro peregrinare alla ricerca di informazioni utili ai nostri cari,  sentiamo parlare del famoso metodo del dott. X, Y, Z. In genere sono i responsabili di qualche rinomato centro riabilitativo  considerato, in Italia, all’avanguardia. Metodo supportato da qualche libro,  da qualche articolo in qualche rivista, qualche studio. Tutto in salsa autoreferenziale. E’ come chiedere al fornaio dove si trova  il pane più buono.  Indagando seriamente, cercando studi di riconosciuto valore scientifico (studi a doppio cieco, revisionati e valicati da autori indipendenti, pubblicati su riviste scientifiche internazionali),  su tali metodi cade  un fatale e   pietoso silenzio.  Qui vivono e qui muoiono. D’inedia. Fino al prossimo metodo.</p>
<p>Personalmente non sono riuscito a trovare in Italia, riferendomi all’autismo, qualcosa   di veramente innovativo, riconosciuto e condiviso  dalla comunità scientifica internazionale. A meno che l’autismo italiano sia diverso dal resto del mondo.</p>
<p>Se da noi è considerata una malattia  priva di aspettative, non lo è invece negli Stati Uniti e nel Nord Europa. In questi paesi i nostri bambini  sono educati e curati con successo con una metodologia che fonda le sue basi sull’analisi comportamentale applicata. Esiste per questa scienza un supporto scientifico di altissimo valore. Studi riconosciuti dalla scienza internazionale, pubblicati nelle prestigiose riviste di tutto il mondo, studi eseguiti con i carismi richiesti dalla scienza stessa: doppio cieco, revisionati da altri soggetti indipendenti, pubblicati sulle principali riviste internazionali  e condivisi tra i professionisti del mondo intero. Riconosciuti nelle linee guida di molti stati. Questi studi, disponibili a tutti con una semplice ricerca, attestano che i nostri bambini possono, in percentuali importanti, uscire dalla malattia e perdere la  diagnosi di autismo. Possono acquisire le competenze dei loro coetanei. Tutti gli altri possono invece avere progressi importantissimi che consentono loro, e le loro famiglie (non dimentichiamole), di migliorare drasticamente la qualità della loro vita.</p>
<p>Invito i genitori, i professionisti e tutti coloro che hanno a cuore la vita  dei nostri bambini e ragazzi, a svolgere  una propria ricerca nel web per capire e scoprire questa verità che in Italia viene attentamente ignorata o, peggio, occultata. Conservatorismo?</p>
<p>Sarebbe  meraviglioso che i responsabili di questo nuovo centro, potessero andare a visitare questi centri, queste agenzie, queste scuole negli Stati Uniti e  rendersi conto di persona di quanto potrebbe essere diversa e  migliore, la vita di questi ragazzi.  Verificare quali e quanti miglioramenti potrebbero fare, smentendo clamorosamente chi  afferma e sostiene il contrario.</p>
<p>E chi meglio di questi medici di nuova generazione potrebbero essere pronti  per accogliere  e sviluppare questo nuovo (per l’Italia)  approccio all’autismo? Medici  non ancora chiusi in schemi mentali precostituiti, senza posizioni  professionali  prestigiose da difendere anche a costo di ……. Anche a costo della vita dei nostri ragazzi. Medici con la voglia di imparare, di apprendere, capaci di mettersi  in discussione. E perché no, capaci di ascoltare anche noi genitori e le nostre esperienze. Che non sarebbe poi tanto  male.</p>
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