A Venezia ci sei tu

Già da qualche tempo ho cominciato ad occuparmi, finita la fase di studio, di un nuovo centro di recupero che stiamo cercando di far nascere in collaborazione con l’U.L.S.S. di Bassano e chiaramente con il settore sociale della Regione Veneto da una struttura storica nel comune di Mezzaselva, sull’altopiano di Asiago.

Si tratterà di un centro polifunzionale che sarà dedicato soprattutto per un lavoro di formazione e attività innovative per i soggettiautistici e altre situazioni di disabilità psico-fisica. Il lavoro di questo centro cercherà di coinvolgere non solo i disabili stessi ma anche i genitori. Infatti partirà anche un’attività di sostegno psicologico e formativo per le famiglie anche in linea con le sperimentazioni più innovative delle associazioni di genitori di soggetti autistici. Allo stesso tempo vogliamo che lo staff che sarà impiegato un questa nuova nascente struttura debba anche seguire progetti di mantenimento in buona salute delle persone anziane. In realtà a mio avviso è importante, per queste due categorie disagiate, non solo il mantenimento in un buono stato psico-fisico, ma anche e soprattutto una spinta a vedere la loro presenza all’interno della società, come figure attive e positive.

Per troppo tempo anziani e disabili sono stati visti come figure scomode da “parcheggiare” in posti molto spesso inadatti per gestire e soddisfare a pieno le loro esigenze. Intendetemi, la colpa non è certo di queste strutture che per esperienza personale so essere rette per lo più da gente dotata di grande volontà e senso della responsabilità, visto anche il compito delicato che affrontano. Casomai si è reso necessario che le istituzioni intervengano in questo ambito, promuovendo iniziative e strutture che possano ospitare e aiutare ma soprattutto possano promuovere l’integrazione tra la comunità e le sue categorie meno fortunate. L’anzianità andrebbe vista come una risorsa e l’anziano deve essere messo in possibilità di poter esprimere ancora al meglio le sue conoscenze, i suoi saperi, per i valori culturali positivi di cui è ancora portatore. Allo stesso modo anche con i disabili dobbiamo favorire l’integrazione totale all’interno della società, in maniera libera aperta, gioiosa.

Ma senza l’appoggio delle istituzioni tutto questo saranno solo belle parole.

Per questo mi sto muovendo perchè una comunità montana come quella di Mezzaselva da sempre problematica per questioni di accesso alle strutture possa avere un proprio centro di recupero e integrazione per ttta la zona dell’Altopiano. Non solo, inseriremo il tutto in un progetto di riutilizzo del patrimonio comune: senza andare a costruire dal nulla strutture dispendiose e di difficile collocazione, puntiamo al recupero di una struttura storica appartenente alla comunità attraverso la formula delle Regole. In questo modo intendiamo lavorare partendo dalla storia di una comunità, ma volgendo lo sguardo di tutti al futuro.

Da ultimo cercheremo di favorire l’aspetto sperimentale di questo centro, permettendo l’utilizzo di nuovi tipi di terapie e di attività di integrazione, favorendo la pratica diretta per tutta una nuova generazione di giovani staff medici che intendano impegnarsi in queste attività. Abbiamo bisogno di gente giovane per far crescere la nostra società, tutti assieme.

(foto di Castellaro)

3 Comments so far »

  1. by Luigi Scarpis, on July 5 2008 @ 7:04 pm

     

    Formazione, innovazione, sperimentazione, medici di nuova generazione.

    Vivendo quotidianamente questa realtà, vorrei dare, da genitore, un piccolo contributo all’argomento.

    Vorrei soffermarmi su una delle caratteristiche che dovrebbero caratterizzare questo nuovo centro: innovazione. In Italia l’autismo è considerato da sempre una malattia incurabile e con pochi margini di miglioramento. Praticamente una condanna a vita. Di conseguenza le cure fornite dal S.S si adattano fedelmente a questo assioma: trattamenti di scarso valore, arretrati, legati ad un modello di autismo vecchio e superato. Perché sprecare risorse pubbliche inutilmente? Oppure, all’opposto, durante il nostro peregrinare alla ricerca di informazioni utili ai nostri cari, sentiamo parlare del famoso metodo del dott. X, Y, Z. In genere sono i responsabili di qualche rinomato centro riabilitativo considerato, in Italia, all’avanguardia. Metodo supportato da qualche libro, da qualche articolo in qualche rivista, qualche studio. Tutto in salsa autoreferenziale. E’ come chiedere al fornaio dove si trova il pane più buono. Indagando seriamente, cercando studi di riconosciuto valore scientifico (studi a doppio cieco, revisionati e valicati da autori indipendenti, pubblicati su riviste scientifiche internazionali), su tali metodi cade un fatale e pietoso silenzio. Qui vivono e qui muoiono. D’inedia. Fino al prossimo metodo.

    Personalmente non sono riuscito a trovare in Italia, riferendomi all’autismo, qualcosa di veramente innovativo, riconosciuto e condiviso dalla comunità scientifica internazionale. A meno che l’autismo italiano sia diverso dal resto del mondo.

    Se da noi è considerata una malattia priva di aspettative, non lo è invece negli Stati Uniti e nel Nord Europa. In questi paesi i nostri bambini sono educati e curati con successo con una metodologia che fonda le sue basi sull’analisi comportamentale applicata. Esiste per questa scienza un supporto scientifico di altissimo valore. Studi riconosciuti dalla scienza internazionale, pubblicati nelle prestigiose riviste di tutto il mondo, studi eseguiti con i carismi richiesti dalla scienza stessa: doppio cieco, revisionati da altri soggetti indipendenti, pubblicati sulle principali riviste internazionali e condivisi tra i professionisti del mondo intero. Riconosciuti nelle linee guida di molti stati. Questi studi, disponibili a tutti con una semplice ricerca, attestano che i nostri bambini possono, in percentuali importanti, uscire dalla malattia e perdere la diagnosi di autismo. Possono acquisire le competenze dei loro coetanei. Tutti gli altri possono invece avere progressi importantissimi che consentono loro, e le loro famiglie (non dimentichiamole), di migliorare drasticamente la qualità della loro vita.

    Invito i genitori, i professionisti e tutti coloro che hanno a cuore la vita dei nostri bambini e ragazzi, a svolgere una propria ricerca nel web per capire e scoprire questa verità che in Italia viene attentamente ignorata o, peggio, occultata. Conservatorismo?

    Sarebbe meraviglioso che i responsabili di questo nuovo centro, potessero andare a visitare questi centri, queste agenzie, queste scuole negli Stati Uniti e rendersi conto di persona di quanto potrebbe essere diversa e migliore, la vita di questi ragazzi. Verificare quali e quanti miglioramenti potrebbero fare, smentendo clamorosamente chi afferma e sostiene il contrario.

    E chi meglio di questi medici di nuova generazione potrebbero essere pronti per accogliere e sviluppare questo nuovo (per l’Italia) approccio all’autismo? Medici non ancora chiusi in schemi mentali precostituiti, senza posizioni professionali prestigiose da difendere anche a costo di ……. Anche a costo della vita dei nostri ragazzi. Medici con la voglia di imparare, di apprendere, capaci di mettersi in discussione. E perché no, capaci di ascoltare anche noi genitori e le nostre esperienze. Che non sarebbe poi tanto male.

  2. by proposta da emergenzautismo | Giuliana Fontanella, on July 7 2008 @ 3:14 pm

     

    [...] qui a lato. Luigi ha lasciatoquesto lungo commento in merito all’articolo su un centro per l’autismo presso il comune di mezzaselva , sull’altopiano di Asiago, di cui vi avevo parlato qualche mese fa. Le sue sono le [...]

  3. by dall'autismo si può uscire | Giuliana Fontanella, on July 30 2008 @ 10:16 am

     

    [...] migliorare, per cercare una via di guarigione. Bisogna farlo sapere, bisogna diffondere le notizie, il centro di Mezzaselva di cui vi parlo da tempo, dovrà essere innovativo in questo senso, non solo un luogo di cura, ma [...]

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